Economia 4.0 come risultante naturale della quarta rivoluzione industriale e foriera di una nuova economia della conoscenza. “I dati che abbiamo a disposizione oggi sono senza paragone: rappresentano il petrolio delle aziende ma, per cavalcare la Big Bag disruption servono nuovi occhiali imprenditoriali” ha spiegato Andrea Rangone a Cerved Next.

Economia 4.0 è la diretta conseguenza della business disruption, ovvero quel punto di rottura che l’innovazione digitale ha portato rispetto ai modelli tradizionali di gestione del business. Tech topic come Internet of Things, Big Data, Cloud, Mobile, Intelligenza Artificiale, Industria 4.0 e Blockchain impattano sulle organizzazioni e sulla società, cambiando profondamente i tempi e i modi del business ma, ancora di più, la nostra cultura e le nostre abitudini. Perché ognuno di noi, in modo diverso e più o meno consapevolmente, oggi è guidato dai dati.

Di quarta rivoluzione industriale e di Economia 4.0 ha parlato negli scorsi giorni Andrea Rangone, CEO di Digital360 e co-fondatore degli Osservatori del Politecnico di Milano, in occasione di Cerved Next, il primo evento italiano sulla Data Driven Economy.

Economia 4.0 e business disruption: le origini e il significato

Per capire che cos’è l’ economia 4.0 e il valore della disruption bisogna fare qualche passo indietro.  Il termine disruptive innovation, infatti, risale a un saggio pubblicato per la prima volta nel 1995 sulla Harvard Business Review, intitolato “Disruptive Technologies: Catching the Wave”. Gli autori, Clayton Christensen e Joseph Bower, analizzavano le cause per cui le aziende di successo tendono a investire massivamente in tecnologie che soddisfano i bisogni dei clienti nel breve e nel medio termine ma falliscono nel lungo termine. Il motivo? La loro incapacità di guardare a nuovi mercati e a nuovi bisogni da cui si genera la domanda. Le conclusioni degli esperti? Non si possono moltiplicare i fatturati limitandosi ad apportare aggiornamenti e modifiche alle tecnologie e ai business esistenti.

A distanza di quasi vent’anni Larry Downes e Paul F. Nunes hanno approfondito il discorso, pubblicando nel 2014 un saggio intitolato “Big Bang Disruption”.

«Downes e Nunes – ha proseguito Rangone – ci hanno spiegato molto bene come omnicanalità, wearable technologies, lot, AI, Big Data, Blockchain, Social network e Social Enterprise, il consolidamento della banda larga e del cloud così come di tutto l’ecosistema di interazioni creato dalle app stiano dando origine a modelli di business alternativi, a costi estremamente competitivi. Ho intitolato il mio intervento “La quarta rivoluzione industriale: verso l’economia 4.0” non a caso. La digital transformation porta un’innovazione imprenditoriale che genera nuovi modelli di business, nuovi mercati e nuove forme di ricavo. Nell’era della Big Bang Disruption, un nuovo tipo di innovatori sta spazzando via gli incumbent. L’economia 4.0 ha dietro di sé una serie di tecnologie forzanti che non portano solo a una rottura con il passato, ma rivelano una distruzione creatrice».

Chi sono i disruptor, dunque? Non solo Amazon o Google per citare i colossi che, usando l’innovazione tecnologica, hanno creato prodotti e/o servizi capaci di ottenere immediatamente il consenso di un vasto pubblico, facendo la differenza nel business. I disruptor sono le startup come Uber, Netflix, Paypal, Facebook, WhatsApp, Dropbox, Tripadvisor, Shazam, Instagram, Twitter o Groupon, solo per citarne alcuni. Queste ed altre nuove società sono i nuovi driver dell’economia 4.0. Solo negli Stati Uniti, l’impatto delle startup racconta 1 milione di nuovi posti di lavoro creati ogni anno da aziende che hanno meno di un anno di vita, il 95% di nuovi posti di lavoro creati da aziende che hanno meno di 5 anni di vita, il 40% del PIL generato da aziende nate da meno di 30 anni.

Economia 4.0

 

L’impatto della digital transformation su tutti i settori

Dalle macchine fotografiche ai navigatori, dalle console di giochi al mondo della Salute e della Sanità, dai giornali ai servizi finanziari, la trasformazione digitale ha cambiato profondamente il nostro modo di fruire dei prodotti e dei servizi, ma anche di interagire con le aziende, pubbliche e private.

«La pervasività del nuovo digitale crea un nuovo equilibrio di sistema – ha sottolineato Rangone -. Siamo vicini alla categoria dell’istantaneità nel nostro modo di interagire con le informazioni e con i processi. Insomma: è il momento di prendere il digitale seriamente e di definire delle regole. Bisogna lavorare a un Manifesto Digitale che offra le linee guida di un’economia 4.0 equa e competitiva”.

L’impatto della Big Bang Disruption sulla capitalizzazione delle imprese è sotto gli occhi di tutti. A capitanare i mercati non sono le aziende che vengono dalla produzione ma le aziende che hanno capito come fare business nell’era digitale gestendo al meglio i dati e le tecnologie digitali: Apple (926,9 bilioni di dollari di capitalizzazione), Amazon (777.8 bilioni di dollari di capitalizzazione), Alphabet (766.4 bilioni di dollari di capitalizzazione),  Microsoft (750.6 bilioni di dollari di capitalizzazione), Facebook (541.5 bilioni di dollari di capitalizzazione) e Alibaba (499.4 bilioni di dollari di capitalizzazione) per citare solo le prime sei delle Top 100 mondiali.

Economia 4.0

 

Le competenze imprenditoriali dell’economia 4.0

«L’ economia 4.0 si gioca sulle competenze imprenditoriali, prima ancora che su quelle tecnologiche – ha ribadito Rangone -. Bisogna capire come la Big Bang Disruption vada a impattare sull’economia 4.0 Ad esempio, chiediamoci cosa sarà una banca o un’assicurazione tra qualche anno. L’argomento è caldissimo. Nell’ambito delle Fintech, infatti, è un boom di investimenti: solo negli ultimi due anni sono state finanziate oltre 4.500 startup per un totale di 50 MLD di dollari. L’economia 4.0 è fatta essenzialmente dalle nuove imprese e dagli incumbent che, attraverso l’open innovation, sanno portare in azienda nuove risorse e nuove idee. Il nuovo dogma economico ha la sua forza nella capacità delle organizzazioni di creare innovazione».

Il denominatore comune dell’economia 4.0, infatti, è la tecnologia digitale, che aiuta le aziende a rinnovarsi, cambiando i paradigmi di gestione. Ma sono le persone a inventare, analizzare, progettare, testare, implementare, erogare, manutenere, tracciare, controllare, assicurare il business, potenziando le relazioni con i colleghi, i partner, i clienti, i consumatori. L’esplosione dei dati offre un supporto sempre più strategico ai processi decisionali. Business Intelligence, Big Data, Real Time Analytics, unitamente a tutte le declinazioni dell’Intelligenza Artificiale (Cognitive Computing, Deep Learning, Chatbot, Advanced Robot) stanno cambiando marcia alla società. L’industria 4.0 porta una smartificazione del mondo: dalle smart home alle smart city, dalle criptovalute alla blockchain.

«Abbiamo la fortuna di vivere un momento incredibile – ha concluso Rangone -: un momento di frattura imponente, nel quale il digitale non può essere considerato come lo era 10 anni fa. Ci sono movimenti importantissimi, scosse telluriche in ogni settore, ogni ambito ne è sconvolto. Una sola cosa è chiara: qualcuno verrà proiettato avanti da questa potente trasformazione e qualcuno rimarrà indietro per sempre. Questa consapevolezza deve cambiare il nostro meccanismo percettivo: è il momento di indossare occhiali imprenditoriali per cavalcare con successo la trasformazione. È vero che dobbiamo avere un minimo di competenze digitali: quando il business diventa il digitale stesso non ha senso separare l’IT dal business. I dati che abbiamo a disposizione oggi sono senza paragone, rappresentano il petrolio delle aziende e quindi anche il termine Information va declinato in modo nuovo. L’economia 4.0 è cablata in una rete di innovazione e ci impone di guardare in avanti, di cercare (o di diventare) i professionisti del futuro. Oggi l’innovazione può avere effetti istantanei, demolendo e ricostruendo da zero interi settori in pochi mesi, o addirittura settimane o giorni. Ogni attività economica deve essere rivista alla luce delle potenzialità offerte dalle tecnologie digitali e dai dati, perché every business is a digital business!».

Guarda il video dell’intervento.