Le imprese familiari  hanno caratteristiche specifiche, con importanti riflessi sulle loro performance economico-finanziarie. Data la difficoltà di individuare i legami familiari tra gli azionisti, non esistono dati puntuali sulla loro presenza nel tessuto economico italiano.

Cerved ha realizzato due diverse analisi per individuare le imprese familiari:

  • la prima analisi si basa sull’applicazione della tecnologia dei grafi ai dati ufficiali del Registro delle Imprese che ha consentito di ricostruire, tramite algoritmi, il ruolo delle famiglie all’interno delle imprese,
  • la seconda analisi ha esplorato un approccio diverso al problema utilizzando una fonte dati complementare: il patrimonio informativo dei siti web delle aziende italiane, circa 680 mila siti web, disponibile nel database di Atoka.
Un approccio complementare: i dati web

SpazioDati ha esplorato un approccio diverso al problema utilizzando una fonte dati complementare: il patrimonio informativo dei siti web delle aziende italiane, circa 680 mila siti web, disponibile nel database di Atoka.

Il tratto familiare di un’azienda è stato dedotto dalla presenza di indicazioni esplicite che rimandano ad una tradizione familiare (si pensi ad esempio al contenuto delle pagina “La storia dell’azienda” o “Chi siamo” in tali siti web) o menzionano legami parentali tra gli esponenti dell’azienda. La mappatura, dunque, copre due aspetti: tradizione e conduzione familiare.

La definizione adottata è in qualche modo dunque più esigente e al contempo parziale, ma l’unica percorribile attraverso i dati web.

La portata dell’analisi sui dati web risulta essere subordinata al desiderio delle aziende di dare risalto a tale tratto del loro impianto aziendale, il lavoro perciò non si sostituisce alla valutazione condotta sul grafo di controllo di un’azienda, ma lo complementa perché dà risalto all’utilizzo della questione familiare in termini di marketing e brand identity.

Il succedersi di generazioni viene spesso usato come testimone, oltre che di radicamento ed esperienza, anche di resilienza e di una capacità di innovazione non estemporanea.

Tale atteggiamento è condizionato dalla narrazione collettiva per cui emerge con diversa intensità nei vari settori produttivi e tale distorsione è visibile confrontando i risultati di questo approccio con quelli illustrati nel Rapporto.

Osservando alcuni dati economico-finanziari, quale ad esempio l’affidabilità, le aziende familiari rilevate presentano fondamentali migliori rispetto alle altre presenti nel campione analizzato. Il tasso di innovazione (soprattutto tecnologica), così come rilevato dall’indicatore elaborato da SpazioDati, risulta invece inferiore.

Metodologia

Per individuare le aziende familiari l’idea in sintesi è stata quella di rintracciare espressioni del tipo “azienda gestita da tre generazioni” oppure “azienda fondata dal nonno (nome)” o “azienda condotta dai fratelli (nomi)”, ove i vari nomi corrispondono a quelli di esponenti del CDA aziendale. In altre parole si tratta di una serie di espressioni “statiche” ed altre “dinamiche” ovvero il cui contenuto varia a seconda dell’azienda volta volta considerata.

In tal modo si ottengono due possibili informazioni dai dati web: l’esistenza di legami familiari e la presenza di (almeno) un familiare nel CDA.

Il metodo cerca dunque di catturare l’immagine di un’azienda che enfatizza nel proprio sito la connotazione familiare e che ne risente nella composizione del board.

Per cercare di limitare l’arbitrarietà nella scelta delle espressioni testuali da ricercare nei dati web è stato adottato un approccio che procede per due filtri successivi:

A) un filtro determinato dalla presenza di alcune parole chiave relativamente generiche (famiglia, generazione etc.) che genera molti falsi positivi (1)

B) un secondo filtro più stringente che ricerca espressioni specifiche come quelle citate all’inizio della sezione e costituite da 2, 3, 4, 5 parole (n-grammi).

(1)Un esempio su tutti sono i frequenti riferimenti a prodotti di seconda, terza … ultima generazione.

Le espressioni al punto B., sono selezionate tra quelle più frequenti nei testi che hanno superato il filtro A.

Questo approccio ha il vantaggio, in B, di avere a disposizione numerosi candidati che permettono di aumentare la recall del processo.

Per evitare però falsi positivi (ovvero aziende familiari che non lo sono), i candidati a espressioni di secondo livello sono stati comunque vagliati a mano.

Risultati

L’orizzonte dell’analisi è lo stesso scelto nel Rapporto, ovvero 153883 aziende, ciascuna arricchita con l’anagrafica dei membri del CdA.

Di queste, il 65% circa (99780) ha un sito web ufficiale associato. La recall effettiva del processo va dunque valutata rispetto a tale sottoinsieme.

Il numero totale di aziende che ha superato il primo filtro è 42727 (43% delle aziende con sito web).

Solamente il 32% circa delle aziende rimaste dopo il primo filtro ha superato anche la seconda scrematura, ovvero 13145.

Confrontando questi dati con quelli ottenuti nel Rapporto si evidenza come l’approccio scelto abbia prodotto una classificazione ad alta precisione e limitata recall: l’86% delle aziende riconosciute come familiari dal web risulta essere tale anche dall’analisi del grafo di controllo (precisione); d’altra parte la percentuale delle aziende familiari riconosciute nel Rapporto rintracciate anche grazie ai dati web è limitata al 16% (recall).

La recall aumenta nel sottoinsieme delle imprese familiari con AD interno alla famiglia ed in particolare tra quelle chiuse(2)

La ridotta recall è da imputarsi allo schema particolarmente severo di regole adottate ma è sensibile soprattutto alla rappresentazione che le aziende offrono di sé ed in particolare alla centralità della questione familiare nella definizione dell’identità.

Intermezzo sul dualismo tradizione-innovazione

La seconda clausola ruota essenzialmente attorno ad una questione di marketing: che messaggio percepisce l’utente web di fronte alla storia pluridecennale di un’azienda? Desta perplessità o rassicura? Rischia di rendere polverosa l’immagine dell’azienda o vi aggiunge credibilità?

A tal proposito esempi ed numeri rivelano un aspetto interessante: la coppia tradizione ed innovazione viene trattata come un falso dualismo: la tradizione familiare è esibita come prova di resilienza e di capacità di innovazione: oltre la metà delle aziende classificate come familiari menziona infatti anche i termini innovazione o innovativo/a/i/e.

Ecco, a titolo aneddotico, alcuni passaggi tra i molti nei siti analizzati che affrontano e avvicinano i due capi della questione:

 Nella consapevolezza che non può esistere tradizione senza innovazione […].

(da www.labelladicerignola.com/web/la-cooperativa/storia)

 Il caffè per noi è tradizione, ma anche innovazione.

(da www.caffecarraro.it/it/caffe-carraro-chi-siamo)

 La mission […] è quella di unire l’esperienza, la tradizione all’innovazione […]

(da www.vicenzetto.it/chi-siamo)

L’assunzione implicita è che senza innovazione non si possa sopravvivere negli anni. Questa deduzione, come vedremo anche in seguito, risente però anche della narrazione corrente: in alcuni settori la tradizione dev’essere di default (si pensi alla ristorazione: oltre alle ricette, meglio poterla vantare in azienda), in altri è un ingombro.

(2) Ricordiamo la tassonomia adottata nel Rapporto. Sono state definite quattro classi:

  • imprese familiari con un AD esterno;
  • imprese familiari con un AD interno alla famiglia ma con almeno un socio o un membro del Cda esterno;
  • imprese familiari chiuse in cui tutti i soci e tutti i membri del board fanno parte dello stesso nucleo familiare;
  • imprese non familiari in cui nessuna famiglia ha la maggioranza dei diritti di voto.
Generazioni

Le espressioni di secondo livello rintracciate nel testo (punto B), oltre determinare la connotazione familiare, permettono talvolta di effettuare delle stime sul numero di generazioni succedute nel controllo delle aziende, si tratta ad esempio dei casi in cui venga menzionato esplicitamente il numero di generazioni come in questo caso:

Salumificio Giuseppe Citterio, una storia di successo che attraversa cinque generazioni di imprenditorialità familiare.

(da www.citterio.com)

oppure ciò sia deducibile dalle parentele segnalate come in quest’altro:

all’insegna di questo slogan che nasce nel 1948 la Fratelli Conforti fondata dal nonno degli attuali proprietari, Alvaro Conforti.

(da www.confortifabrics.com/it/storia/)

Questo approfondimento ha portato a dedurre il numero di generazioni per 6201 aziende, secondo la distribuzione indicata nel seguente grafico:

fig.1: numero di aziende familiari per numero di generazioni stimato

E’ interessante notare come tale aspetto sia poco visibile dai dati ufficiali: la continuità familiare non sempre corrisponde alla parabola di un’unica entità giuridica che invece può aver conosciuto delle vicissitudini societarie ed essere cambiata nel corso del tempo. La distribuzione delle età ufficiali delle aziende si sposta solo lievemente verso valori più elevati con l’aumentare del numero stimato di generazioni, come mostrato nel grafico qui sotto:

fig.2: distribuzione di densità dell’età delle aziende ripartite per numero di generazioni stimato

Distribuzione settoriale e geografica

I settori produttivi (definiti tramite le prime due cifre del codice ATECO) in cui è più alta la concentrazione di aziende familiari (rispetto al perimetro dell’analisi) sono l’industria alimentare, quella delle strutture turistiche ricettive e la manifattura in cui spiccano la lavorazione del legno anche legata alla produzione di mobile, l’industria della carta e quella tessile.

Nella tabella riportiamo i primi dieci settori ordinati per densità di aziende familiari, riportandone la numerica assoluta nel perimetro.

ATECO (due cifre) aziende familiari perimetro %
industrie alimentari 1160 4405 26,33
industria del legno e dei prodotti in legno e sughero; fabbricazione di articoli in paglia e materiali da intreccio 270 1189 22,70
fabbricazione di carta e di prodotti di carta 182 1054 17,27
fabbricazione di mobili 292 2004 14,57
alloggio 574 3940 14,57
industrie tessili 268 1990 13,47
fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi 298 2235 13,33
commercio all’ingrosso e al dettaglio e riparazione di autoveicoli e motocicli 506 4050 12,49
altre industrie manifatturiere 180 1459 12,34
confezione di articoli di abbigliamento; confezione di articoli in pelle e pelliccia 276 2313 11,93

 

Tale classifica non coincide con l’analoga ricavata dall’elenco delle aziende familiari riconosciute nel Rapporto. Analizzando i dati web vi sono piccole variazione ed alcuni casi notevoli: il settore dell’industria alimentare, che qui occupa la prima posizione per densità, si colloca solamente alla dodicesima posizione nei dati del Rapporto. Questa fluttuazione è un sintomo della diversa “spendibilità” della connotazione familiare nei vari settori: come detto in precedenza, in quello alimentare si tratta di una caratteristica da mettere in piena evidenza nel proprio sito.

 Le aziende familiari si diradano significativamente nei settori associati all’innovazione essenzialmente tecnologica, quelli in cui si concentra più del 50% delle startup italiane iscritte all’omonimo registro:

ATECO (due cifre) aziende familiari perimetro %
attività dei servizi d’informazione e altri servizi informatici 38 1458 2,61
ricerca scientifica e sviluppo 7 281 2,49
produzione di software, consulenza informatica e attività connesse 78 3167 2,46

 

Il Triveneto primeggia per densità di aziende familiari; nei primi posti troviamo inoltre Marche e Umbria, Toscana e Piemonte.

Tale comportamento è collegato alla specializzazione dei vari territori: scendendo al livello delle province emergono difatti quelle animate tradizionalmente dai settori elencati nel paragrafo precedente, ad esempio in vetta sale Bolzano trainata da alloggi e lavorazione del legno e poi si incontrano Biella e Cuneo a causa delle loro vocazioni al tessile e all’industria alimentare rispettivamente (3)

(3)Le stesse torsioni presenti nell’analisi sui settori si presentano perciò anche a livello geografico e la mappa riportata, perciò diverge sensibilmente da quella che emerge dai dati del Rapporto.

fig.3: il gradiente di blu indica la percentuale di aziende catalogate come familiari sul totale in ciascuna regione (più intenso, maggiore la concentrazione)

Affidabilità ed innovazione

La natura familiare si accompagna ad una maggiore affidabilità economico-finanziaria misurata utilizzando il Cerved Group Score. La percentuale di aziende familiari rintracciate grazie ai dati web con contenuta, bassa e nessuna affidabilità è quasi la metà rispetto all’analoga tra le altre aziende nel perimetro di indagine.

dati web

fig.4: distribuzione percentuale aziende familiari e non rispetto alle classi di affidabilità determinate dal CGS

Per quanto riguarda la capacità di innovare, gli indicatori semantici elaborati da SpazioDati e applicati ai dati web scattano una fotografia lievemente diversa dalla dichiarazione d’intenti delle aziende (i.e. la coniugazione di tradizione ed innovazione): le aziende familiari scontano una, seppur di poco, peggiore distribuzione di tali indicatori.

dati web

fig.5: distribuzione di densità dello score di innovatività delle aziende familiari e non

Quasi un quinto delle aziende familiari rintracciate dal Rapporto mette in vetrina la trasmissione di competenze e valori tra le varie generazioni e ne fa testimone della propria affidabilità che, perlomeno nei fondamentali economici, è comprovata dai fatti.

Coniugare una tradizione imperniata sulla struttura familiare e l’innovazione è ancora una sfida aperta su cui costantemente investire.