Data-driven society, ennesimo capitolo di una storia che racconta una società guidata dai dati giusti, elaborati al momento giusto e dai team giusti. Inquadrare tutte le implicazioni della data-driven society è stato l’obiettivo della seconda edizione di Cerved Next, organizzata negli scorsi giorni, in collaborazione con IAB Italia e ACMI, nel suggestivo scenario della Megawatt court di Milano. Imprenditori e professionisti esperti di aziende, realtà finanziarie, istituzioni pubbliche e private hanno fatto quadrato per comprendere tutti i fenomeni associati a un uso sempre più pervasivo dell’informazione e celebrare il trionfo della data-driven society.

Tecnologie e dati fanno crescere le aspettative

Capire il significato profondo di una società illuminata dalle migliori tecnologie dall’informazione è molto importante. Anche perché le aspettative di collaboratori, colleghi e clienti sono sempre più alte rispetto alla tipologia di offerta e di servizi associati.«Stiamo andando sempre più verso una data-driven society – ha spiegato Andrea Mignanelli, Amministratore Delegato di Cerved, inaugurando il programma degli interventi -. Tutto, davvero tutto, sarà gestito attraverso i dati. Liberare il potenziale di questi dati e imparare a leggere quelli giusti ci aiuterà a prendere ogni giorno decisioni migliori (e a qualsiasi livello). Questo ci aiuterà a crescere ma anche a proteggerci dai rischi. Cerved a questo proposito ha un ruolo fondamentale ma anche una grande responsabilità: contribuire a far sì che il miglior uso dei dati diventi un driver per la crescita e la gestione del Paese».

Una gestione del rischio illuminata dai dati

Grazie all’accuratezza dei dati gestiti e all’utilizzo delle più avanzate tecnologie di analisi, infatti, Cerved favorisce ogni giorno la massima trasparenza informativa, condividendo dinamiche operative virtuose tra gli operatori economici, collaboratori, partner, clienti, istituzioni, associazioni, media e l’intera società. Riflettori puntati sui numeri, dunque: negli ultimi sei mesi i tempi di pagamento delle aziende hanno ricominciato a dilatarsi, fotografando la criticità. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio sui Pagamenti di Cerved a marzo 2019 i giorni medi di ritardo sono passati da 12,2 (marzo 2018) a 12,5, così come le imprese che saldano con ritardi gravi, superiori a 60 giorni, sono oggi il 6% (l’anno scorso erano il 5,6). La frenata dell’economia sta impattando soprattutto sulle PMI che, tipicamente, hanno maggiori difficoltà nel reperire liquidità dalle banche o da altri finanziatori. Distinguere con certezza tra chi è solido e chi contribuisce ad aiutare il Sistema Italia a fronteggiare la crisi.

Data & Digital, binomio vincente nella gestione del credito

La rivoluzione del credito, incentrata su una gestione contestuale e puntuale dei dati, implica una nuova cultura manageriale in termini tecnologici e operativi. Abbracciando l’innovazione digitale, gli operatori possono velocizzare i processi in sicurezza, garantendo l’accesso al credito a realtà finora escluse dai circuiti bancari, scatenando un circolo economico estremamente virtuoso.  Innestando le risorse necessarie allo sviluppo del sistema produttivo, infatti, si risolleva la vitalità imprenditoriale nazionale.

«Nei modelli di valutazione del rischio di credito i dati sono sempre stati fondamentali – ha commentato Emanuela Maria Giusti, Haed of Credit Risk Management in Private and Commercial Banking di Deutsche Bank -. Le nuove normative ci impongono un salto di qualità che comportano investimenti. La sfida? Coinvolgere il cliente in modo attivo nell’evoluzione di un servizio a valore aggiunto, incentrato sulla gestione delle credenziali bancarie».

Un passaggio che impone a tutti i player una gestione della sicurezza capace di conciliare massimo presidio ma anche una user experience che deve risultare quanto più possibile intuitiva, funzionale e sempre contestuale per non disattendere la fiducia dei clienti. Anche in questo caso i dati, soprattutto quelli di tipo esperenziale, aiutano a definire le linee guida del nuovo sviluppo, mixando automazione, servizio e massima disponibilità rispetto al diversificarsi delle esigenze dei clienti.

«L’importante è non essere sopraffatti dai dati – ha aggiunto Michele Cermele, Amministratore Delegato di Cerved Credit Management -. Nella data-driven society bisogna imparare a leggere le informazioni per farne buon uso. Da decenni Cerved vive di dati: li abbiamo e li cerchiamo. Essere autarchici non ha mai funzionato: anche per questo ci siamo aperti all’open innovation e a tutto il mondo delle startup e delle fintech per incamerare innovazione, fantasia e creatività».

Data-driven society supportata da una filiera tecnologica (tutta da capire e da gestire)

La data-driven society è imperniata su una combinazione di tecnologie sempre più integrate e convergenti: Intelligenza Artificiale, Cloud, Mobility, Big Data Management e Analytics, Data visualization, Blockchain, solo per citare le più note. Le derive digitali generano nuovi tech topic da cui nascono i nuovi trend dell’innovazione. Dalla trust economy alla marketing transformation, piattaforme multicanali evolute confermano come la Rete ormai sia diventata il nuovo epicentro della comunicazione e del business. Flussi informativi crescenti innescano una economia dei dati sempre più circolare, filtrata da un mondo di algoritmi e di strumenti intelligenti che, rispetto alla storia, rappresentano l’ultimo capitolo dell’automazione.

«Non bisogna temere le macchine – ha puntualizzato Geoff Mulgan, Chief Executive of the National Endowment for Science Technology and the Arts (NESTA) ed esperto di innovazione sociale -. La connessione tra persone e macchine permette l’avanzamento di una nuova intelligenza collettiva che aiuta e sempre più aiuterà le organizzazioni a pensare con maggiore saggezza, capitalizzando le migliori esperienze. Nella data-driven society il digitale sta portando nuovi modelli di semplificazione: basti pensare ai chatbot che supportano l’uomo nel cercare soluzioni o, ancora, ai droni e alla robotica che stanno riorganizzando il mondo del lavoro faticoso per massimizzare i risultati liberando nuove categorie di pensiero. Non a caso di torna a parlare di creatività umana, attraverso nuove formule di sviluppo più innovative come, ad esempio, il crowdsourcing».

Il valore dell’uomo, in un contesto evolutivo che ci sta spingendo a sviluppare e a utilizzare sempre di più automazione e tecnologia rappresenta il faro della data-driven society.

«L’universo è formato da energia, materia e informazione, ma è l’informazione a renderlo interessante – ha sintetizzato nel suo intervento César Hidalgo, Director, Colletctive Learning Group del MIT nonché founder Datawheel -. Senza informazione l’universo non avrebbe forme, strutture, ordinamenti. L’informazione, tuttavia, è merce rara. Si nasconde e si annida dove può, nel tentativo di opporsi alla marcia inarrestabile dell’universo verso l’entropia. Ma è proprio la crescita dell’informazione, intesa come ordine fisico, a rendere il nostro pianeta unico, ricco, ineguale: dagli atomi ai sistemi economici».

Siamo nell’era delle tecnologie esponenziali

Da qui ai prossimi 20 anni l’uomo farà più progressi che nei precedenti 200, grazie al tasso esponenziale di un’ampia gamma di tecnologie, dall’iperconessione 5G alle reti neurali, dalla stampa 3D alla bionica, dall’Augmented Reality alla Virtual Reality. La capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani, supportata da una ricerca e uno sviluppo all’insegna della costante innovazione sia a livello di strumenti che di metodologie, stanno rivoluzionando la nostra vita.

«Dalla legge di Morore molte cose sono cambiate – ha ribadito Augusto Fazioli, Business Angel IAG, Consultant Singolarity University e partner BIP -. Le tecnologie stanno diventando autoapprendenti, le nanotecnologie stanno diventando pervasive, l’Intelligenza Artificiale è diventata reale. Nel nostro concetto di ciò che è un “bene”, da una logica di scarsità stiamo passando a una logica dell’abbondanza. Le tecnologie stanno portandoci a un’era in cui molti prodotti e servizi stanno diventando illimitati e gratuiti. Il concetto delle industry stesso sta morendo. L’importante è che le aziende italiane si rendano conto che l’innovazione non accade solo nella Silicon valley».

Fazioli suggerisce di liberarsi dal form factor. Le tecnologie esponenziali hanno la loro radice comune nell’informatica. Mentre i sensori stanno portando una capillarità tecnologica che porta sempre maggiori informazioni e servizi, velocità e convergenza stanno cambiando i framework tecnici e operativi. Il futuro sarà basato sul principio dell’open source e sulle interfacce collaborative che vinceranno sulle logiche a silos e su qualsiasi mondo chiuso.

Come garantire un’esperienza sorprendente

Il marketing ogni giorno si sta interrogando su cosa fare (e cosa non fare) con i dati per garantire ai clienti esperienze ottimali. Chi vuole gestire la customer satisfaction oggi deve fare i conti con Google, che ci ha viziato al punto da illuderci di vivere in un mondo di servizi gratuiti e sempre a portata di mano, favorendo un rapporto di grande stima e fiducia. I Big Player stanno investendo in un’innovazione progettata per garantire una personalizzazione di massa: ma come possono allinearsi tutte le altre aziende che hanno una scalabilità assolutamente diversa?

«Se parliamo di marketing parliamo di crescita e finiamo per parlare di dati – ha commentato Simone Lovati, Director of Cerved ON_Marketing Services -. Il marketing è sempre stato data-driven: rispetto al passato sono cambiati i volumi e le tipologie. La digital transformation ci consente di usare media e strumenti che ieri non c’erano. Così anche le aziende più lente possono acquistare un nuovo dinamismo. Dobbiamo, però, fare attenzione a non soccombere ai dati in quanto, se utilizzati male, si possono fare anche grandi errori: si pensi, ad esempio, ai rischi associati alle simulazioni. Il consiglio dell’esperto? Bisogna sempre avere un obiettivo chiaro, i dati giusti e i team giusti».

Identificare le competenze nella data-driven society

Il tema delle competenze è stato un altro denominatore comune di Cerved Next 2019.

«Nell’era della digital transformation chi fa selezione spesso fa fatica a identificare le competenze – ha detto Manlio Ciralli, Chief Innovation Officer di Adecco -. Mettere in relazione componenti hard e soft dei talenti, mappare i loro obiettivi professionali, le curve formative per colmare il gap tra il livello di esperienza e preparazione rispetto a quanto richiesto dal mercato del lavoro è diventato sempre più complesso. Anche il bilanciamento salariale è diventato problematico. La logica con cui vai a cercare un dato non basta più. Cogliere la singola competenza e la trasversalità di quella competenza richiede di andare più profondità. Le aziende devono prendere atto del fatto che le competenze sono un concetto evolutivo».

La sinergia tra l’uomo e tutta quell’automazione aumentata dall’intelligenza dei dati cambierà i tempi e i modi del lavoro. Alcuni spariranno e altri, nuovi, si prospetteranno opportunità importanti per la costruzione della società del futuro. Certo è che servono vision, strategia e metodo.

Digitalizzare per crescere

In questo senso si sta muovendo l’Agenzia per l’Italia Digitale che, sul palco di Cerved Next 2019, ha raccontato il nuovo Piano 2019-2021 per l’innovazione della PA.

«Oggi solo il20% delle aziende italiane ha investito nelle tecnologie digitali – ha enunciato Teresa Alvaro, Direttore Generale Agid -. Abbiamo adottato un approccio olistico per costruire una crescita inclusiva e sostenibile, individuando sia le aree di intervento che proponendo una guida dinamica, a beneficio di tutti. Oggi chi vive in Italia è schiacciato da una superfetazione normativa e un’articolazione organizzativa e territoriale che distrugge la fiducia dei cittadini. Stiamo procedendo a un disboscamento normativo e a una nuova struttura di governance che vede al centro i responsabili della transizione al digitale e nuovi strumenti di monitoraggio e di supporto alla PA nell’attuazione del Piano. Stiamo promuovendo 90 azioni per la crescita del Sistema Paese che avranno ricadute positive sulla Pa, sulle imprese e sui cittadini nel medio e nel lungo periodo, perseguendo il pradigma ONCE (Osservatorio Nazionale Crescita Ecosistema digitale) Only. È necessari reingegnerizzare i processi, stimolare la condivisione e la collaborazione, promuovere l’informazione e la formazione».

La PA sarà coinvolta in un processo di gestione del cambiamento, con un affiancamento per implementare la strategia. Per tutte le imprese è previsto un coinvolgimento attivo, attraverso la condivisione di tutti i programmi di innovazione nonché di un nuovo ventaglio di servizi clusterizzati, ideati per favorire gli investimenti in innovazione. Diffusione della cultura digitale e creazione di una nuova consapevolezza dei diritti digitali saranno gli aspetti chiave di un nuovo Citizen Relationship Management. Tutto questo per passare dalla vision alla execution, facendo decollare una data-driven society che vede coinvolti gli utenti interni ed esterni in ogni fase del progetto. Triangolando innovazione, informazione e programmazione.

Dietro al digitale tanta programmazione software

Ed è stato Peter Sondergaard, maître à penser a livello globale, ex uomo Gartner e oggi Founder & ExecutiveAdvisor di The Sondergaard Group, a lanciare la provocazione di come il software fagociterà il mondo: «Oggi non esiste impresa che non sia anche una software company. Sono cambiati i modi di interagire con gli ambienti perché la tecnologia continua a cambiare il nostro modo di vivere e di agire. Le nuove sfide manageriali saranno governare sia gli uomini che i robot. Tutti i processi saranno software-defined: dobbiamo imparare in fretta a muoverci in un mondo agile, gestendo un business agile, diventando leader agili. Stiamo assistendo a un cambiamento che vede coesistere uomini e cyberintelligence. Cambierà la progettazione di tutti i processi e di tutti gli ambiti operativi, in qualsiasi settore. Se l’informazione è il petrolio del 21 ° secolo, l’analisi è il motore a combustione. Oggi siamo entrati in una nuova era di raccolta dei dati fatta di profili social, coordinate GPS, dati biometrici ma anche di nuove interazioni da cui si generano nuove esperienze».

La data-driven society è permeata di innovazione, ha ribadito Sondergaard. Cosa succederà quando avremo soluzioni di Intelligenza Artificiale e machine learning distribuite su tutti i touch point della relazione e del business? Quando il 5G diventerà uno standard di comunicazione per tutti e la potenza computazionale sarà quantistica? Già oggi viviamo una doppia vita analogica e digitale. L’insieme delle tecnologie 4.0 e, in particolare, IoT e AI hanno sviluppato un mondo parallelo a quello reale. Gartner chiama Digital Twin i doppioni digitali di cose, veicoli, animali e persone. Robotica e automazione intelligente stanno inaugurando nuovi processi produttivi e un’interazione uomo-macchina all’insegna della collaborazione più spinta. Questo porterà a dover ripensare le categorie di pensiero del business.