Data Driven Economy significa un’economia generata da un nuovo tipo conoscenza, fondata sulla capacità di utilizzare al meglio la quantità di informazioni che, ogni giorno, circolano all’interno e al di fuori di ogni organizzazione. In un’era permeata di tecnologie, dove mondo fisico e mondo digitale sono ormai un binomio indissolubile per il business, è necessario maturare una nuova cultura del dato basata su una maggiore consapevolezza di come queste informazioni debbano essere gestite in modi molto diversi rispetto a quanto fatto fin’ora. Se ne è parlato a Milano in occasione di Cerved Next, il primo evento italiano dedicato alla Data Driven Economy, organizzato da Cerved.

Data Driven Economy

 

Data Driven Economy al centro della disruption

Ad animare la giornata testimonial d’eccezione, che si sono alternati attraverso un fitto programma articolato su tre percorsi tematici, legati ad altrettante parole d’ordine che rappresentano tutti quegli aspetti del business in cui i dati e le tecnologie stanno avendo e avranno un impatto sempre più rilevante: Data Driven Innovation, Future of Credit e Customer Centricity.

“Siamo nel bel mezzo della Data Revolution – ha spiegato nella cerimonia di apertura Marco Nespolo, AD di Cerved – una vera disruption composta da tre direttive: Dati, Tecnologia e Conformità Normativa. Cerved gioca un ruolo importante in questo contesto e per questo ha sentito la responsabilità di riunire i principali attori in un unico evento sistemico, con l’obiettivo di delineare un quadro della Data Driven Economy quanto più possibile completo”.

data driven economy

 

Il successo dell’iniziativa sulla Data Driven Economy lo raccontano i numeri: oltre 3200 iscritti, tra imprenditori e manager, in particolare direttori finanziari, amministrativi, marketing, sales e innovatori di imprese, istituzioni finanziarie e pubbliche amministrazioni, che rappresentano un tessuto imprenditoriale efficiente, giovane e sano, che copre quasi un quinto del PIL italiano e impiega il 3% degli occupati. 6 aziende su 10 tra quelle che hanno scelto di partecipare a Next sono sicure o solvibili dal punto di vista commerciale, il 63% è millennial, cioè nata negli ultimi 20 anni, e quasi il 17% è una startup con meno di 5 anni, anche se non mancano (2,5%) quelle che ne hanno più di 70. Insomma, un ecosistema di professionisti, chiamati a raccolta per ragionare su come orientare strategie, prodotti e servizi attraverso un nuovo approccio sistemico rispetto all’uso dei dati.

Benvenuti nell’era dell’Industria 4.0

“Oggi esistono delle forzanti digitali – ha spiegato Andrea Rangone, CEO di Digital360 e fondatore degli Osservatori del Politecnico di Milano -: Mobile, omnicanalità, Intelligenza Artificiale, Blockchain, Internet of Things, Big Data, cloud, social network e social enterprise hanno un impatto esponenziale sull’intero sistema Paese. Per questo servono nuove competenze ma anche nuove capacità di visione, perché il valore primario della Data Driven Economy non è nella mera raccolta e amministrazione di una quantità crescente di dati. Oggi il vero potere delle aziende è nell’uso dei dati. L’impatto della Big Bang Disruption sulla capitalizzazione delle imprese è sotto gli occhi di tutti: a capitanare i mercati non sono le aziende che vengono dalla produzione ma le aziende che hanno capito come fare business nell’era digitale gestendo al meglio l’Information Technology: Apple, Amazon, Alphabet, Microsoft, Facebook e Alibaba per citare solo le prime sei”.

Cosa ha permesso a queste realtà di fare la differenza? L’abilità di stabilire le correlazioni che possono aiutare le organizzazioni a prendere le corrette decisioni e definire prodotti e servizi capaci di soddisfare o di anticipare addirittura la domanda.

“Nella nuova era dell’Industria 4.0 – ha sottolineato Kenneth Cukier, senior editor for Data and Digital  dell’Economist – i dati stanno cambiando le società in modo profondo. La capacità per gli esseri umani di immagazzinare e trasmettere informazioni su una scala inedita sta trasformando il modo in cui lavoriamo, viviamo e pensiamo, esattamente come, in passato, è avvenuto per la scoperta del fuoco, del bronzo o della carta. Anche se ci sono ancora limitazioni (soprattutto legate alla privacy) su ciò che si può ottenere e fare con i dati, ciò che sta diventando chiaro a tutti è che, avendo più dati, è possibile fare cose nuove e che non potevamo fare quando avevamo meno informazioni”.

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Dati sensibili e GDPR: la Data Driven Economy impone una nuova responsabilizzazione

Il tema della Privacy chiama in causa il GDPR che tra regolamenti, prescrizioni e sanzioni anche in Italia ha generato un’onda lunga di attenzione.“È indubbio che il mercato digitale debba avere una regolamentazione – ha sottolineato Augusta Iannini, Vice Presidente dell’Autorità Garante Privacy -, ovvero un’applicazione corretta di una serie di regole che, per altro, fanno riferimento alle indicazioni del legislatore UE. Essere data driven significa anche essere responsabili. Vero è che è stato fatto un po’ di terrorismo rispetto alle sanzioni ma è stato fatto anche per stimolare le realtà meno pronte a recepire e accogliere il cambiamento. Non essendo indicati dei minimi, si dovrà creare una giurisprudenza in cui l’autorità al verificarsi della patologia dovrà fare, caso per caso, le sue opportune valutazioni. Moniti, suggerimenti e indicazioni contribuiranno così a costituire dei parametri di riferimento. Stabilire a priori i rapporti costi/benefici di modelli organizzativi non adeguati è prematuro. Il GDPR nasce per definire sistemi tutelanti che comportano regole e oneri. C’è da aggiungere che con l’entrata in vigore della normativa, si aprono spazi enormi per le nuove professioni su più fronti: legali, consulenziali, tecnici e analitici”.

gdpr

 

InformAzione, AutomAzione e InnovAzione

Tra i forzanti digitali, a Cerved Next riflettori puntati sul Machine Learning, ovvero quel ramo dell’Intelligenza Artificiale che costituisce una branca dell’informatica con una buona dose di matematica. “Gli algoritmi per anni sono passati inosservati – ha commentato Massimo Milano, Director Solutions di Tibco Software -. Negli ultimi anni, invece, inserire regole matematiche per affrontare problemi è diventata una pratica sempre più comune. La Data Driven Economy è una Algorimic Economy. La criticità sta nel far dialogare infrastrutture legacy, basate su dati statici, innestando un approccio più Agile, capace di attingere anche a dati nuovi, in cloud o sui social ad esempio, per applicare l’intelligenza degli algoritmi per costruire servizi a misura di utente. L’augmented Intelligence, infatti, ci aiuta ad agire in funzione degli obiettivi di business e lo fa in tempo reale, nella consapevolezza che si tratta comunque di modello statistici che non sono perfetti. La sfida è ridurre quanto più possibile l’indeterminato”.

Come hanno spiegato a più riprese gli esperti, il concetto di partenza non è solo quello di utilizzare i computer per lanciare elaborazioni e analisi a una velocità che nessun uomo potrebbe raggiungere. Il machine learning aiuta a identificare modelli che nessun umano sarebbe in grado di vedere, aiutandoci a prendere decisioni basate su un calcolo delle probabilità ragionato su una scala computazionale impossibile per una qualsiasi mente umana. La Data Driven Economy attinge all’Intelligenza Artificiale per aiutarci a gestire i Big Data dandoci nuovi punti di vista funzionali, operativi e strategici.

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“I dati sono il nostro nuovo capitale culturale – ha ribadito Daniele Quercia, computer scientist dell’Istituto Bell Labs di Cambridge – che ci fa spendere il nostro capitale economico in modo diverso. Basti pensare a come, grazie a una diversa gestione dei dati, oggi siamo in grado di rendere le città davvero più vivibili e più servizievoli attraverso una declinazione di modelli più sostenibili. Abbiamo tantissime tecnologie che non solo ci permettono di misurare la qualità dell’aria e di intervenire sui flussi viari per migliorare gli equilibri della salubrità. Oggi possiamo anche intercettare i bisogni e le richieste dei cittadini per fornire loro risposte puntuali e personalizzate veicolate su piattaforme omnicanali che accorciano i tempi e le distanze. Certo è che, oltre ai dati e alle tecnologie, serve una certa dose di creatività per immaginare strade innovative e a volte anche anticonvenzionali per fare la differenza. È il principio della disruption che non deve essere solo asservita dalla tecnologia, ma usare la tecnologia per cambiare in meglio l’esistente”.

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Data Driven Economy, anzi Data-influenced

Gli utenti, com’è noto, oggi sono smartphone dotati, il che significa più informati ma anche più connessi. Per le organizzazioni si tratta di un’occasione unica per dare qualità informatica alla quantità di dati a disposizione. L’obiettivo? Essere influenzati dai dati per influenzare i mercati. “Anche in forma anonimizzata – ha ribadito Filippo De Vita, Head of Digital Services Enterprise Marketin di Vodafone – la possibilità di interpretare i flussi di dati associati alla geolocalizzazione permette di capire sempre meglio come ottimizzare i servizi ma anche come fornire informazioni preziose al business. Capire la pedonalità di alcune zone per sondare l’apertura di un punto vendita, incrociando a queste informazioni dati sui competitor della zona può aiutare un retailer a capire il migliore posizionamento e la tipologia di offerta più adatta. Soprattutto se a questi dati, dinamici nel tempo, vengono associati a una profilazione delle figure apicali che si muovono in determinate Aree di Censimento (ACE). La collaborazione tra Vodafone e Cerved, in questo senso, è la dimostrazione di come una gestione strategica dei dati, convergente e integrata, possa consentire di dare un nuovo valore ai dati, aiutando a definire nuovi modelli a livello di saving o per generare nuovi business”.

Ma, tra essere e digitale, cercare un nuovo equilibrio di sistema che ci avvicina alla categoria dell’instantaneità non è immediato e nemmeno così intuitivo. Un caso emblematico è la Blockchain, protagonista di una comunicazione e di uno scambio basati che attraverso un principio tecnologico innovativo costruiscono nuovi rapporti economici basati su principi di networking e di fiducia.

Il valore della Blockchain al di là della criptovaluta

“In informatica è stato dimostrato che è impossibile raggiungere il consenso tra i nodi di una rete dove non c’è un punto centralizzato di riferimento – ha sintetizzato Ferdinando Ametrano, Professore Bitcoin and Blockchain Technology Milano Bicocca e Politecnico di Milano -. Ma con i bitcoin questo problema è stato risolto attraverso una specie di gara: il nodo che per primo riesce a validare le transazioni creando un nuovo blocco (detto nodo di mining, o miner) è ricompensato con l’emissione di nuovi bitcoin. Questa remunerazione è cruciale per incentivare il comportamento onesto del miner: se un blocco contenesse transazioni invalide sarebbe rigettato dagli altri nodi, con l’effetto di annullare anche la ricompensa del miner contenuta nel blocco stesso. La Data Driven Economy, in sostanza, è una nuova economia in cui il dato è un po’ come il nuovo oro, ma digitale”.

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In questo contesto la Blockchain si colloca così al centro di un crocevia tra quattro discipline già di per sé complesse: teoria dei giochi, crittografia, computer networking, teoria economica e monetaria. Capirne il funzionamento è difficile. Si tratta di una sorta di libro mastro digitale che sfrutta Internet per rilasciare un nuovo modello di database, distribuito e blindato. Le pagine di questo registro sono blocchi di transazioni, legati l’un l’altro in una catena (chain). Le transazioni non vengono registrate singolarmente ma in blocchi, un blocco ogni 10 minuti. Questo registro è duplicato presso tutti i nodi della rete con una forma di registrazione che elimina il modello improntato su una gestione centralizzata.

In pratica, ogni blocco contiene un certo numero di transazioni ed è connesso a un altro attraverso una rete punto a punto (peer to peer) che, a sua volta, si collega a un protocollo di convalida per ogni nuovo blocco che si va aggiungere alla catena. Ogni nodo (ovvero un computer connesso alla rete) riceve una copia della blockchain, che viene scaricata in modalità automatica. Ogni blocco, dunque, contiene un puntatore che lo collega al blocco precedente e condivide il registro di tutte le informazioni che sono state validate dal sistema. Quello che rende la tecnologia blockchain così sicura è il fatto che i dati presenti in un blocco non possono essere alterati retroattivamente senza che a cascata non vengano modificati tutti i blocchi successivi, il che necessiterebbe il consenso della maggioranza della rete.

Come ha spiegato l’esperto, l’innovazione, al di là della criptovaluta è la parte di notarizzazione della Blockchain, ovvero quel time stamping grazie a cui è possibile provare l’esistenza e dare data certa ad un documento informatico. L’impronta digitale univoca di una base dati, infatti, viene associata a una transazione bitcoin, come se venisse scritta nel campo causale della transazione. Lo stesso sistema di sicurezza che impedisce la manipolazione della transazione bitcoin garantisce l’immutabilità e la datazione di quell’impronta digitale. È come depositare un atto presso un notaio blockchain, mettere un timbro data certa su un file digitale. Ma per essere affidabile deve basarsi sull’unica blockchain per ora davvero sicura: quella dei bitcoin.

Obiettivo: trasformare i dati in smart data

L’obiettivo di ogni manager è poter trasformare i dati in smart data, ovvero in informazioni strategiche a supporto del business. “I confini tra i diversi settori – ha proseguito Nespolo – stanno già cambiando fin quasi a scomparire e ciò significa che siamo chiamati a esplorare nuove strade. I dati ci permettono di conoscere i clienti in modo più profondo e di offrire loro servizi mirati. Non a caso uno dei temi di oggi è la customer-centricity: proprio questa maggiore conoscenza dei clienti sta guidando molte delle innovazioni di offerta in tutti settori. La tecnologia è una grande alleata: ci aiuta a essere sempre più precisi e a espanderci in nuovi settori di applicazione”.

L’intelligenza della data revolution viene dall’applicazione di modelli interpretativi basati sulla ricerca di algoritmi finalizzati a supportare i sistemi di analisi e di sviluppo. Anche per questo la data driven economy chiama in causa le nuove frontiere della Business Intelligence: Big Data e Analytics, Data Science, Intelligenza Artificiale, machine learning e deep learning così come tutte le nuove derive di una progettazione sempre più Agile, costruita su un concetto di massima personalizzazione dei servizi.

“I dati stanno diventando un fattore fondamentale per ottenere vantaggio competitivo – ha enunciato Jeremy Palmer Ceo di QuantumBlack, Gruppo McKinsey -. Ci permettono di ragionare non solo sull’accaduto ma anche di immaginare come ridisegnare i processi operativi per renderli più funzionali ed efficaci, attraverso nuovi modelli, nuovi prodotti e nuovi approcci organizzativi. Grazie all’analisi delle informazioni condivise è possibile elevare la conoscenza e migliorare i risultati portando nuovo valore alla nostra cultura, innescando un processo di miglioramento continuo. L’umanità e curiosa e vuole continuare ad imparare. Le cose cambiano in differenti modi. Oggi abbiamo abbassato il costo di molti servizi, di molti prodotti e di molte tecnologie. È il momento di focalizzarci su un nuovo livello di utilità della conoscenza. Abbiamo nuovi strumenti che ci permettono di studiare non soltanto quello che abbiamo sotto i nostri occhi ma anche quello che non vediamo”.

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Trasformare i Big Data in Big Value

Le nuove tecnologie digitali non solo ci aiutano a gestire meglio le informazioni ma ci aiutano a costruire sistemi e soluzioni innovative costruire a misura di azienda e a misura di utente. “L’attenzione dei clienti è passata dall’orientamento al prodotto alla centralità dell’esperienza – ha evidenziato Andrea Samaja, Partner di PwC -. I 5 fattori chiave per il successo di un programma di Customer Engagement sono: Personalizzazione, Anticipazione dei bisogni, Istantaneità, Stupore e Rilevanza, intesa come una piena corrispondenza tra desiderio puntuale e risposta in tempo reale. Oggi siamo all’inizio di una nuova era per la customer experience: l’era dell’Intelligent Experience Economy che porterà le organizzazioni a re-immaginare l’esperienza del cliente partendo da una nuova interpretazione dei dati. Mettere al centro dei valori l’esperienza del cliente alimenterà un cambiamento su larga scala nelle organizzazioni che incorporeranno il cliente nel cuore della propria cultura organizzativa. I dati, dunque, verranno usati per comprendere e soddisfare il cliente. Non a caso il 41% delle organizzazioni considera Big Data e Analytics come catalizzatore della Customer Experience revolution”.

Il percorso della Data Driven Economy comporta una prima fase di esplorazione che porta le organizzazioni a studiare il consumatore per capire verso quale prodotto o modello di servizio si sta orientando. La seconda fase è definire quali insight possono generare nuovi servizi e come può evolvere di conseguenza il modello di business. La terza fase è immaginare il nuovo servizio, delineare come funziona, misurando quale impatto può avere sull’organizzazione. L’ultima fase è legata alla capacità di immaginare un business plan guidato dai dati che sappia immaginare l’evolutiva: come sviluppare le tecnologie, come orientare il marketing e come adeguare l’organizzazione secondo un ecosistema guidato dai dati.

In conclusione, è la prima volta che Cerved organizza un happening sulla Data Driven Economy in cui mettere sul tavolo i temi più caldi del futuro prossimo, pensato per chi li vuole gestire e governare, non subire il cambiamento.

Cerved Next nasce da un’idea di inclusione e contaminazione – ha concluso Nespolo -. Abbiamo voluto riunire in uno stesso contenitore tutto l’ecosistema che ogni giorno prende decisioni ragionando sui dati, spesso proprio sui dati che forniamo noi. Cerved Next, dopo questa prima edizione, diventerà un appuntamento ricorsivo, con la volontà una volta l’anno di riunire l’intera business community per fare il punto sulla Data Driven Economy”.

Dunque, appuntamento all’edizione 2019 di Cerved Next!

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