Roberto Lunazzi e Matteo Trevisani, design thinker appassionati di tecnologia blockchain, sono curiosi e pronti a mettersi in gioco per approfondire le loro conoscenze. Roberto è un Product Manager di Cerved, realizza piattaforme on-line e collabora con il team di Service Design a cui appartiene Matteo, in qualità di User Experience Designer. Colleghi ed amici, Matteo e Roberto hanno vinto il Deloitte Hackathon sulla tracciabilità e sostenibilità della  supply chain.

Roberto, Matteo come avete saputo del Deloitte Hackathon?

Siamo partiti da un interesse per le cripto valute e abbiamo scoperto la tecnologia blockchain che stiamo esplorando nel tempo libero,  partecipando anche a  meetup. Proprio in uno di questi incontri è stato presentato il Deloitte Hackaton a cui abbiamo deciso di aderire. Ci siamo voluti mettere in gioco e abbiamo messo a diposizione di Deloitte la nostra esperienza.

Cos’è un Hackathon?

La parola Hackathon deriva dall’unione di due parole: “Hacker” (nella sua accezione positiva di “esperto”) e “Marathon” (competizione sportiva). Un Hackathon è un evento al quale partecipano esperti di diversi settori dell’informatica: sviluppatori di software, programmatori, web designer che, per un breve periodo di tempo (1 o2 giorni, raramente una settimana), si riuniscono in cerca della soluzione a un problema .

Lo svolgimento tipico di un Hackathon, in genere organizzato da una società di software o da un gruppo informatico, ma anche da aziende attive in altri settori che vogliono fare open innovation, prevede la scelta di un tema, la suddivisione dei partecipanti in squadre e in tavoli, e, alla fine, la scelta del progetto migliore a giudizio di un gruppo di esperti. L’obiettivo è quello di trarre un vantaggio competitivo da menti esterne all’azienda che, stimolate da un tema comune, propongono soluzioni a un problema seguendo anche schemi diversi da quelli tradizionali.

Perché avete deciso di partecipare al Deloitte Hackathon?

Ci siamo voluti mettere in gioco, sfruttando la nostra esperienza per risolvere problematiche e proporre servizi innovativi.

Entriamo nel vivo dell’Hackathon a cui avete partecipato. Cosa chiedeva Deloitte?

Il Deloitte Hackathon era sulla tracciabilità e sostenibilità della  supply chain. Veniva richiesto di sviluppare un servizio innovativo per governare la  catena di approvvigionamento dei clienti  in modo sostenibile, considerando sia l’impatto sociale che ambientale e che consentisse:

  • la tracciabilità e la responsabilità di tutti i livelli della catena di fornitura dei clienti, con particolare attenzione all’origine e alle caratteristiche dei prodotti e delle materie prime strategiche per il settore e pertinenti ai problemi di sostenibilità;
    • lo sfruttamento di nuove tecnologie (ad es. IoT, Blockchain, ecc.) implementando un sistema di monitoraggio più affidabile, efficiente e verificabile nel tempo, rispetto agli schemi di certificazione “tradizionali” esistenti;
    • la prevenzione dei rischi derivanti dalla mancanza di conoscenza o visibilità della catena di fornitura end-to-end;
    • la comunicazione agli stakeholder esterni di informazioni verificabili e accurate su fornitori e materie prime.

Gli scenari suggeriti erano:

1. settore automobilistico, incentrato sulla tracciabilità dei minerali dei conflitti;
2. settore alimentare, incentrato sulla tracciabilità delle nocciole italiane;
3. settore moda / lusso, con particolare attenzione alla tracciabilità dei prodotti made in Italy e alla lotta alla contraffazione.

La richiesta era la seguente:
• determinare il tipo di servizio e valore da consegnare ai clienti e definire una descrizione dettagliata di come funzionerebbe;
• determinare il settore o il cliente target su cui definire / sviluppare la propria applicazione del servizio;
• determinare i vantaggi e il valore aggiunto per i clienti, rispetto agli schemi di certificazione tradizionali esistenti e ai sistemi di tracciabilità
• determinare la tecnologia da utilizzare (ad esempio Blockchain, IoT, DB online);
• definire un piano aziendale;
• creare un modello di simulazione / lavoro per mostrare ai clienti come funzionerebbe effettivamente il servizio.

Che tema avete scelto?

Abbiamo scelto il tema applicato al mondo agroalimentare. Ci siamo concentrati sulla ricerca di una applicazione della blockchain alla supply chain che risolvesse i problemi di tracciabilità e sostenibilità del marcato agroalimentare per rendere la catena di produzione ancora più sostenibile.

Il caso d’uso era quello delle nocciole, ma in realtà noi non ci siamo concentrati sul prodotto, di per sé già ampiamente tracciato, ma sulla tracciabilità dei contratti dei lavoratori. Questo perché il tema contrattuale nel settore agroalimentare è molto sentito e problematico a causa dell’esistenza del caporalato, del lavoro nero, dei contratti non registrati perché stagionali, ecc. A Deloitte interessava avere un’idea “markettabile” da poter portare sul mercato. Un dato sopra tutti ci ha colpito: un bracciante viene pagato 1 euro per 100 kg di prodotto raccolto; il best performer ne raccoglie circa 700 kg al giorno.

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Quali sono stati i vostri punti di forza?

Uno dei nostri punti di forza è stato quello di interagire con i partecipanti ancora prima che iniziasse l’Hackaton, per capire le competenze di ciascuno e quindi creare un team di lavoro eterogeneo e consistente. Si è rivelato poi vincente gestire l’interazione tra i vari soggetti del gruppo in modo corretto e democratico, tant’è che la presentazione del nostro lavoro è stata fatta da tutto il team. Ogni partecipante ha potuto emergere per le sue conoscenze. La leadership non era gerarchica ma legata alle competenze. Noi abbiamo svolto il ruolo di mediatori, abituati già in Cerved a lavorare in team. Il nostro gruppo è stato il primo a completare il lavoro.

Anche il nostro approccio al problema ha colpito la giuria perché abbiamo scelto una strada diversa da quella tradizionale: non ci siamo concentrati sulla soluzione e quindi sulla tecnologia blockchain, ma siamo partiti dal problema. Ci siamo domandati: che problemi ha la supply chain nell’agroalimentare? In che modo la blockchain può essere utile?

Un altro nostro punto di forza è che entrambi conosciamo i meccanismi e le funzionalità della blockchain, perché studiati e approfonditi anche tramite i meetup.. La blockchain è una tematica di cui si parla molto ma che è ancora poco compresa.

Raccontateci il progetto “Agrochain” che avete presentato

Abbiamo proposto l’utilizzo della blockchain per creare una “food supply chain” trasparente, autentica e affidabile per tutelare la reputazione delle  aziende dell’agroalimentare tramite un servizio di “notarizzazione” dei contratti dei lavoratori. La blockchain permette di avere un registro dei contratti decentralizzato, inviolabile e immutabile: infatti l’informazione caricata sulla blockchain non può essere modificata ma solamente letta da chi ha i permessi per accedervi.

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Abbiamo anche proposto di creare un protocollo tra le associazioni di categoria per fare in modo che il contratto inserito in blockchain rispetti il contratto nazionale del lavoro. Qualora il contratto venisse modificato a posteriori si ha traccia anche della variazione. Per questo parliamo di “notarizzazione”, perché è come se ci fosse un notaio che verifica e certifica che quella informazione è stata inserita e gestita correttamente. Il protocollo poi,  indica quali informazioni devono essere inserite e chi le può vedere.

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Quali sono i vantaggi del vostro progetto?

L’idea è semplice e di facile realizzazione, con forti vantaggi per il cliente che, ad esempio, dopo aver verificato la sostenibilità del prodotto anche da un punto di vista contrattuale, può scaricare sul prezzo finale il fatto di vendere un prodotto “etico” e “trasparente”.  Pensiamo ai millennials che sono molto sensibili a queste tematiche e che in genere sono disposti a pagare un prezzo finale maggiore se il prodotto è etico e sostenibile. L’idea da noi proposta è quindi “markettabile”, oltre ad avere un impatto positivo sulla reputazione aziendale. Un esempio di applicazione immediato della nostra idea è che il cliente finale, ad esempio il supermercato, può verificare la tracciabilità dei contratti di lavoro legati a un prodotto specifico.

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Parteciperete ad altri Hackathon?

Certamente, competere a un Hackathon è stimolante, ti permette di metterti in gioco e di confrontare le tue conoscenze con gli altri partecipanti e verificare così il tuo grado di preparazione. Inoltre crei dei contatti interessanti che puoi coltivare nell’ottica di approfondimento delle tematiche che ci interessano.