I big data stanno trasformando radicalmente diverse industrie. A che punto è l’industria finanziaria in questo processo? Quali sono i vantaggi e i rischi per le banche, strette tra l’ingresso nel mercato delle Fintech e con le regole del gioco ridisegnate dalla Payment Service Directive 2? Lo abbiamo chiesto a Roberto Mancone che, nel ruolo di Global Head Disruptive Technologies and Solutions, sta disegnando la strategia sui big data di Deutsche Bank.

Cosa significa essere un Global Head of Disruptive Technologies and Solutions?

“Il mio ruolo si colloca nella Chief Digital Officer Organization che ha la finalità di importare all’interno della banca tecnologie non convenzionali quali:

  • Internet of things
  • Blockchain
  • Intelligenza Artificiale

Sono tecnologie completamente nuove, che permettono di ridisegnare e gestire e i processi, i prodotti e il business moldels in modo totalmente innovativo.”

I big data hanno già trasformato molte industrie, a che punto siamo nel settore bancario?

“L’auspicio prima di tutto è che le banche siano in grado di utilizzare sia i dati tradizionali provenienti dalle transazioni delle carte di pagamento, dagli investimenti finanziari e immobiliari, dall’anagrafica interna della banca, dall’elenco fidi e affidamenti attuali e storici, sia i dati non strutturati come ad esempio i post sui social media.  In questo senso ci sono già stati moltissimi progressi da parte di diverse banche che sono finalmente in grado di comprendere e analizzare i dati della propria clientela.

Il passo successivo è quello di cercare di integrare i dati interni con dati esterni relativi al comportamento del cliente. Utilizzando i big data, le banche possono personalizzare l’offerta  grazie ad una migliore profilazione e conoscenza delle esigenze e delle abitudini di consumo del cliente, rilevare frodi tramite alert sui sistemi di pagamento come le carte di credito e debito e sulle apparecchiature Atm, definire  un miglior profilo di rischio del cliente e ottimizzare il processo decisionale sui rischi di credito.”

Come si possono integrare i dati interni con quelli esterni?

“In primo luogo, serve una architettura IT molto più efficiente rispetto a quella attuale. Una delle problematiche su cui si sono concentrate le banche è quella di costruire un data lake , ovvero un nuovo genere di piattaforma che consente di archiviare, organizzare, amministrare e sfruttare operativamente grandi masse di dati. In secondo luogo, è necessario integrare i dati interni con dati esterni non utilizzando metodi tradizionali (statici, statistici,quantitativi), bensì sfruttando le analisi basate sull’utilizzo dell’ Intelligenza Artificiale che consentono di processare un numero enorme di  dati in modo veloce e preciso e restituire informazioni utili e fruibili.”

Quale impatto prevede che avrà l’ingresso della PSD2?

“L’obiettivo della Direttiva PSD2 è di creare un mercato unico ed integrato dei servizi di pagamento, uniformando le regole per gli istituti bancari e per i nuovi Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) nati con l’avvento del digitale. Nonostante la PSD2 sia stata annunciata da diversi anni, molte banche sono in ritardo, non hanno cavalcato l’onda della trasformazione ma la stanno subendo. La PSD2 è una opportunità enorme per le Fintech, players non tradizionali. Apre infatti le porte del mercato dei pagamenti anche a parti terze che offrono servizi basati sull’accesso alle informazioni del conto di pagamento e propongono servizi alternativi che sino ad oggi le banche non hanno offerto. Nel momento in cui le banche dovessero cambiare ruolo e comprendere che la PSD2 rappresenta una opportunità e non un solo un rischio di disintermediazione, potrebbero giocare un ruolo primario nel mercato dei pagamenti, ma solo investendo in nuove soluzioni di business strettamente legate all’innovazione tecnologica.”

 

Quali sono i principali progetti di Deutsche Bank in ambito big data?

“Deutsche Bank sta lavorando alacremente nel campo dei big data e sta cominciando a valutare la possibilità di utilizzare i dati non solo nel Customer Relationship Management (CRM), ma anche per la Cyber Security, molto importante nel momento in cui si va sempre più verso una attività digital, per la Fraud Detection  e per l’efficientamento di processi e prodotti  come la gestione dei contratti, le analisi di compliance, la gestione dei richiami dei clienti.”

Stai guidando un progetto di disruptive innovation in Deutsche Bank. Quali sono le principali difficoltà nel fare innovazione in banca?

“Fare innovazione richiede un cambiamento culturale ed è necessario un forte “top down input “da parte del Ceo e dal Management. La volontà e il coraggio di fare innovazione favorisce la nascita di nuovi modelli di business. Certamente non si può prescindere dall’attrarre risorse con un adeguato knowledge. Per le banche è fondamentale formare un team composto sia da soggetti specializzati in statistica, matematica, Intelligenza Artificiale, nuove tecnologie, sia da risorse che hanno conoscenza e esperienza dei prodotti e processi tradizionali del marcato bancario.”

Operi sia in Italia che in Germania: quanto l’aspetto culturale incide sulla trasformazione del mercato bancario?

“La Germania ha un settore bancario molto frammentato e una clientela molto sensibile e riluttante verso la raccolta e la gestione dei dati personali. Questa situazione ha favorito la nascita di moltissime fintech innovative, nonostante la presenza di un mercato poco efficiente. Al contrario in Italia abbiamo poche banche che da sole rappresentano una grossa quota di mercato e una clientela più pronta a fornire dati e vicina alle nuove tecnologie. L’ideale sarebbe che le banche italiane si associassero con fintech tedesche e che i players tedeschi non convenzionali approfittassero dell’inefficienza del sistema bancario tedesco.”