Con la fine della fase più acuta della pandemia, risulta evidente che i provvedimenti emergenziali dovranno venir meno e che serviranno quindi meccanismi di “soft landing” per il ritorno al pieno funzionamento dell’economia di mercato.

L’Associazione M&M – Idee per un Paese migliore, ha individuato meccanismi di soft landing, per facilitare il ritorno alla normalità post-Covid, con una serie di proposte che comprendono misure per il rafforzamento delle imprese e delle filiere e misure legate alle garanzie statali sui crediti e all’accesso alla liquidità nella fase di fuoriuscita dalla pandemia. Cerved ha collaborato all’iniziativa, realizzando una fotografia dei profili di rischio delle imprese italiane beneficiarie del Fondo di Garanzia per valutare i potenziali impatti delle misure proposte, che riportiamo qui sotto e in allegato.

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La base dati

Gli open data del Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese[1] (FdG) sono stati integrati alle informazioni proprietarie di Cerved relative ai dati anagrafici, di bilancio e agli score creditizi delle imprese italiane.

Su un totale di 1.571.983 finanziamenti richiesti dalle imprese al FdG alla fine di gennaio 2021, ne sono stati incrociati 1.464.950 (pari al 93% dell’universo), concessi a 1.078.622 imprese, che occupano poco meno di 6 milioni di lavoratori. L’importo garantito incrociato ammonta a 98,3 miliardi di euro e l’importo finanziato a 115 miliardi.

Il profilo delle imprese beneficiarie del Fondo di Garanzia per le PMI

I dati degli archivi di Cerved indicano che le imprese beneficiarie del Fondo di Garanzia sono prevalentemente piccole e microimprese: 866 mila (oltre l’80%) hanno meno di 10 addetti, con una presenza rilevante di imprese individuali e società di persone (681 mila, pari al 63%). Le oltre 100 mila società con più di 10 addetti assorbono comunque, in termini quantitativi, la maggior parte dei prestiti garantiti e delle garanzie (circa il 60% del totale), e occupano 3,4 milioni di addetti (il 57% del totale).

Dal punto di vista settoriale, il settore dei servizi (al netto di hotel, bar e ristoranti) è quello che conta il maggior numero di imprese (340 mila) e di addetti (1,8 milioni), mentre l’industria è quello con il maggior volume di finanziamenti e di garanzie (rispettivamente 33,6 miliardi e 28 miliardi). Rilevante anche la presenza del settore della distribuzione, con 295 mila imprese, più di 1 milione di addetti, 30 miliardi di prestiti e 26 miliardi di garanzie.

Una clusterizzazione delle imprese beneficiarie del Fondo di Garanzia per le PMI

Tutte le imprese beneficiarie con i relativi addetti, il valore dei prestiti e quello delle garanzie sono state classificate in una matrice in base al Cerved Group Score (CGS) pre- Covid e al CGS Impact Base, che incorpora l’effetto Covid.

Sulla base di questa matrice sono stati individuati sei cluster di imprese distinte in funzione dei profili di solvibilità finanziaria:

  • Imprese sane: 308 mila imprese con 2,2 milioni di lavoratori che dopo il Covid rientrano in un’area di sicurezza o solvibilità.
  • Vulnerabili non impattate: 284 mila imprese con 1,4 milioni di lavoratori che si collocavano in un’area di vulnerabilità già da prima della pandemia, e tali sono rimaste.
  • Imprese rese vulnerabili dal Covid: 182 mila imprese con 864 mila addetti che prima dello scoppio della pandemia erano in un’area di sicurezza o di solvibilità e che sono state rese vulnerabili dal Covid.
  • Imprese rese rischiose dal Covid: 9.347 imprese con 55 mila lavoratori che erano in un’area di sicurezza o solvibilità e che sono scivolate in un’area di rischio. Sono le imprese più impattate dal Covid.
  • Zombie light: 166 mila imprese con 789 mila addetti che erano vulnerabili già prima e che il Covid ha reso rischiose.
  • Zombie: 80.909 imprese con 477 mila lavoratori che erano già rischiose prima del Covid.

I dati contenuti nella Tabella di seguito illustrano invece una stima degli effetti, in termini di Non Performing Loans e di posti di lavoro a rischio, dei possibili default[2] delle imprese nel campione di riferimento.

Dalla penultima colonna emerge che, complessivamente, considerando anche i default nelle classi meno rischiose, dei circa 6 milioni di addetti delle imprese analizzate, al cessare dei sostegni circa 500 mila lavoratori potrebbero rimanere senza un’occupazione nei prossimi dodici mesi; si tratta di un incremento di 221 mila unità rispetto alla stima di posti a rischio in base alla situazione delle stesse imprese prima dello scoppio della pandemia.

L’impatto sull’occupazione del Covid potrebbe però ulteriormente superare questa stima, se si considerano anche i lavoratori che potrebbero essere licenziati da aziende che hanno ridotto il proprio volume d’affari a causa della pandemia[3]. Un effetto di controbilanciamento positivo potrebbe invece emergere dall’eventuale creazione di nuove imprese e nuovi posti di lavoro nella fase di ripresa.

Impatto della pandemia e distribuzione dei prestiti per produttività

Le imprese che subiscono maggiormente la crisi, secondo le stime di rischio di credito calcolate sui bilanci stimati al 2020, sono quelle caratterizzate ex-ante da minori livelli di produttività (misurata come fatturato per addetto o valore aggiunto per addetto).

L’effetto della pandemia non sembra essere stato distorsivo rispetto agli impatti sul mondo delle imprese: le aziende che ex-ante erano strutturalmente più deboli sono quelle che risultano maggiormente colpite dalla crisi e quindi a rischio, anche tenendo conto degli effetti di composizione indotti dallo specifico settore di attività.

Altro dato interessante è la distribuzione dei prestiti in % del fatturato, rispetto alla produttività. Le imprese meno produttive (1° e 2° quintile di produttività) hanno tendenzialmente ricevuto un volume di prestiti inferiore (sotto il 10% del fatturato) rispetto alle altre, un dato che si mantiene costante anche considerando diverse classi dimensionali di impresa, in termini di fatturato.

Unica eccezione sono le imprese più piccole (fatturato < 1M): in questo segmento quelle che si concentrano nel primo (e in parte nel secondo) quintile di produttività hanno ricevuto un’intensità di prestito relativamente elevata (con punte medie di oltre il 15%). Questo è dovuto al fatto che in questa categoria si concentrano verosimilmente microimprese che hanno ottenuto i prestiti da 25.000 euro erogati senza istruttoria da parte delle banche.


[1]Accessibili online: https://www.fondidigaranzia.it/amministrazione-trasparente/

[2] I Non Performing Loans e il valore atteso dei lavoratori in imprese in default sono calcolati applicando le probabilità di default a 12 mesi del sistema del Cerved Group Score all’ammontare dei prestiti garantiti e al numero di addetti delle singole società beneficiarie del FdG.

[3] In assenza di prospettive di ripresa, al termine degli interventi straordinari di supporto alle imprese, l’impatto in termini di licenziamenti potrebbe essere molto significativo: molte imprese dovrebbero adeguare la propria scala, riducendo i propri organici e adattandoli al più ridotto giro d’affari. Viceversa, nel caso in cui le aspettative siano di un recupero dei fatturati verso i livelli pre- Covid, l’impatto potrebbe essere nullo o molto più ridotto.