Lo stock di sofferenze accumulate dalle banche italiane nel 2017, per il primo anno dall’inizio della crisi, è in calo.

È il risultato di più fattori. In primo luogo, si sono moltiplicati i casi di cessione di NPL da banche a investitori specializzati. In secondo luogo, le banche si stanno attrezzando per smaltire più velocemente i propri magazzini di crediti deteriorati, beneficiando anche di tempi della giustizia finalmente in calo. Infine, la ripresa: la congiuntura positiva sta riducendo il flusso di prestiti che famiglie e imprese non riescono a onorare, riducendo quindi gli impatti sul pregresso.

In particolare, le previsioni condotte da Abi e Cerved nell’ultimo Outlook sulle nuove sofferenze delle imprese indicano che nel 2019 il tasso di ingresso in sofferenza – cioè il rapporto tra i prestiti entrati in default dell’anno e le linee di credito aperte – sarà tornato per il complesso delle società a livelli simili a quelli del 2008, prima degli effetti della crisi.

Ma questo non riguarderà tutti: in base ai modelli Abi-Cerved, nel 2019 i tassi rimarranno a livelli ancora elevati nelle costruzioni, nel Mezzogiorno, tra le società di dimensione più piccola. Previsioni di maggiore dettaglio – i modelli consentono di stimare e prevedere i tassi di ingresso in sofferenza per 64 cluster di imprese, incrociando dimensione, settore e area geografica – indicano che la febbre continuerà ad essere molto alta in segmenti specifici. Ad esempio, per le piccole imprese edili che operano nel Centro Italia, il tasso è previsto al 5% nel 2019 oltre il doppio rispetto al 2008 (2%). Non mancano però i segmenti in cui, superata la crisi, la situazione sarà addirittura migliore del 2008: nell’industria, in quasi tutte le aree geografiche e per tutte le dimensione di impresa,  il termometro delle sofferenze segnerà un valore più basso di quello pre-crisi.