Tra la fine del 2016 e la fine del 2017 l’evoluzione del rischio di credito delle imprese evidenzia l’esistenza di due mondi. Da una parte le medie e le grandi imprese, per cui il rischio si è ridotto. Dall’altra le piccole società (10-50 addetti) e, soprattutto, le micro (meno di 10 addetti), per cui è proseguito il processo di polarizzazione, con un aumento del numero di società a rischio particolarmente marcato tra le aziende di dimensione microscopica.

Questo fenomeno è però coinciso con una riduzione del rischio del sistema finanziario, che ha ridotto il credito proprio alle società più rischiose e a quelle di minore dimensione.

È questo quello che emerge da Up & Down – Come cambia il rischio di credito delle imprese italiane, un’analisi su un campione molto esteso di società (538 mila) per cui è stato utilizzato l’impianto del Cerved Group Score (CGS), la valutazione sintetica di Cerved basata su un’ampia gamma di informazioni sull’impresa e sul mercato in cui opera. Il CGS è un termometro puntuale sul rischio di credito delle società italiane, utilizzato da banche e imprese per decidere se concedere un finanziamento o un credito di natura commerciale ad una controparte.

A fine 2017, a 85.606 società italiane (il 14,4% del campione) è assegnato un Cerved Group Score in area di ‘sicurezza’ (prime tre classi), caratterizzato da una probabilità di default estremamente contenuto. Si tratta di un incremento di quasi 6 mila unità rispetto all’anno precedente. Nello stesso anno, però, si osserva un aumento anche più marcato del numero di società con un Cerved Group Score ‘rischioso’ (ultime tre classi): 98.719 società, in crescita di ben 17.754 unità rispetto all’anno precedente. Il profilo è quindi più polarizzato verso le code della distribuzione, con un contestuale svuotamento delle classi centrali: le imprese si muovono verso profili molto sicuri o molto rischiosi.

rischio di credito 2017

Dati di dettaglio indicano che, in realtà, questo processo di polarizzazione riguarda le imprese di minore dimensione. In tutte le fasce dimensionali aumenta il numero di aziende classificate come ‘sicure’. L’area di rischio aumenta invece di 16 mila unità tra le microimprese (dal 15,2% al 19%), di 1.336 tra le piccole società (dal 10,2% all’11,2%), mentre rimane ai livelli dell’anno precedente tra le medie società e si riduce tra le grandi aziende. Per effetto di questi movimenti, si amplia il gap di rischio di credito tra fasce dimensionali, già molto evidente.

rischio di credito dimensioni

A questi movimenti corrisponde un minor rischio del sistema finanziario, che ha ridotto la propria esposizione verso le imprese del campione di quasi 40 miliardi di euro. Questo calo non è stato omogeneo: ha riguardato soprattutto i debiti finanziari verso le società più rischiose (-46 miliardi), che in percentuale ora pesano solo per il 12,6% del totale (17% dell’anno precedente).

Il processo di selezione del credito – se ha funzionato in modo corretto per il sistema di imprese, con una riduzione dell’esposizione concentrata tra le società più rischiose – sembra non aver funzionato tra le società di minore dimensione, che vedono un calo dei debiti finanziari in tutte le aree di rischio.

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