Si chiude un anno molto positivo per i pagamenti delle imprese. I numeri parlano chiaro: i protesti sono in calo del 13% rispetto al 2016 e del 55% sul picco raggiunto nel 2013. Nel 2017 le imprese italiane hanno pagato i propri fornitori in 72 giorni, 11 in meno del 2012.Il crollo dei protesti è solo in parte attribuibile all’utilizzo sempre meno frequente di assegni e cambiali come strumento di pagamento. E’ il miglioramento dello stato di salute delle imprese italiane che ha permesso nel 2017 il raggiungimento di record positivi sia per quanto riguarda il numero di titoli protestati, sia per quanto riguarda le abitudini di pagamento.

L’Osservatorio sui protesti e pagamenti di Cerved mostra che negli ultimi dieci anni il numero di assegni si è ridotto da 359 a 149 milioni per un valore complessivo che è sceso da 815 a 316 miliardi. Ma il numero e il valore dei protesti è su livelli minimi del decennio anche in rapporto al complesso dei titoli in circolazione, a indicare il miglioramento della salute delle imprese italiane.

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Nel 2017 sono stati protestati 8 titoli ogni 10 mila assegni in circolazione, in calo rispetto ai 9 dell’anno precedente e ben lontani dai picchi di 17 toccati durante la fase più acuta della crisi. Anche considerando l’importo dei titoli, nel 2017 l’incidenza dei mancati pagamenti torna vicino ai minimi degli ultimi dieci anni: risultano infatti protestati in totale lo 0,04% del valore totale degli assegni incassati, contro lo 0,03% nel 2007.

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Il miglioramento sulle abitudini di pagamento non è uguale in tutto il territorio: i protesti si riducono ovunque, ma a ritmi più sostenuti nel Nord della Penisola e più ridotti nel Centro-Sud, con un allargamento dei già ampi divari territoriali. Viceversa, i tempi di pagamento si accorciano più velocemente al Centro e al Sud rispetto al Nord. I gap rimangono evidenti: i casi più critici, sia sul fronte dei gravi ritardi che dei protesti, si osservano nelle regioni meridionali con i casi più eclatanti in Calabria, Sicilia e Campania.

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In particolare, la presenza di imprese che in  media sforano le scadenze di almeno due mesi, casi che possono sfociare in mancati pagamenti o veri e propri default risulta più alta in Sicilia (il 13,2% delle imprese che operano nella regione), in Calabria (12,4%) e Campania (9,6%). Viceversa la regione più virtuosa è il Trentino Alto Adige (3,8%). Dati che si riflettono anche nei giorni medi di ritardo, che risultano più alti proprio in Calabria (29 giorni) e Sicilia (28,4 giorni)