Nei primi tre mesi del 2018 i dati dell’Osservatorio sui protesti e pagamenti delle imprese di Cerved confermano il rafforzamento delle condizioni economico-finanziarie delle società italiane. Le tendenze positive non hanno però riguardato tutta la Penisola.

È proseguita la discesa dei mancati pagamenti delle imprese: sono state protestate 8.747 società , il 5,8% in meno su base annua e meno della metà rispetto al picco di 22 mila società protestate toccato nei primi tre mesi del 2013. Si sono ulteriormente ridotti i ritardi nella liquidazione delle fatture, che sono passati da 14,5 a 14,1, giorni raggiungendo un minimo dal 2012.

I miglioramenti sono chiari, ma non hanno riguardato tutti. Se la tendenza a pagare più puntualmente i propri fornitori è diffusa a tutta la Penisola, altrettanto non può dirsi per il calo dei protesti. Il numero di società protestate è infatti tornato ad aumentare in molte regioni del Centro-Sud: con tassi dell’8,7% in Calabria, del +7,9% in Sicilia, del 5,3% in Campania, dell’1,3% nel Lazio. Per le prime tre di queste regioni è il secondo campanello d’allarme, dopo l’aumento dei fallimenti segnalato dall’Osservatorio sulle chiusure di impresa. Sono tendenze che ampliano ulteriormente i divari, già molto ampi, nelle abitudini di pagamento delle imprese.

Le statistiche mostrano infatti un’Italia spaccata a metà. Nel Nord del Paese, sono state protestate 2 imprese ogni mille società operative; nel Centro il doppio (4 su mille) e nel Mezzogiorno addirittura il triplo (6 su mille), con punte di 8 su mille in Calabria e di 7 su mille in Campania. Questi divari sui mancati pagamenti sono accompagnati da gap altrettanto marcati sui tempi medi di liquidazione delle fatture. I tempi di pagamento delle imprese vanno dai 69,4 giorni di quelle del Nord-Est ai 77,1 del Mezzogiorno. Il gap è ancora più marcato se si considera la presenza di imprese che accumulano ritardi gravi, superiori ai due mesi: solo il 4% nel Nord, contro una percentuale del 9,4% nel Sud e picchi del 12,3% in Sicilia e dell’11,2% in Calabria.