Scendono ai livelli del 2019 le abitudini di pagamento delle aziende italiane. Il primo trimestre del 2021 riporta i dati ai livelli pre lockdown dopo l’impennata della prima metà del 2020.

Sono queste le abitudini di pagamento delle aziende italiane raccolte in Payline, il database di Cerved, con oltre tre milioni di imprese, che costituisce un termometro puntuale per monitorare le condizioni di liquidità del nostro tessuto produttivo.

Attraverso queste informazioni l’Osservatorio pagamenti del primo trimestre 2021 analizza gli effetti che l’emergenza sanitaria ha avuto sulle abitudini di pagamento del sistema imprenditoriale italiano.

Osservatorio Pagamenti 2021 from Cerved on Vimeo.

Andamenti generali

Dopo una lunga fase di discesa, che durava dal 2012, e proseguita fino ai primi tre mesi del 2020, i mancati pagamenti delle imprese italiane si sono impennati nel secondo trimestre, durante il lockdown, per poi calare per tutta la seconda parte dell’anno, scendendo, nei primi tre mesi del 2021, sotto i livelli pre Covid.

Secondo i dati di Payline, la quota di fatture non pagate rispetto a quelle scadute e in scadenza è passata (in termini di valore), dal 13,5% del primo trimestre 2020 al 17,7% del secondo trimestre, tornando ai livelli del 2015, per poi calare fino al primo trimestre 2021 (12,4%) scendendo sotto i livelli pre crisi.

Questo miglioramento è stato anche favorito da un numero significativo di imprese uscite dal circuito economico, non più censite in Payline, un segnale di possibile cessazione dell’attività.

Secondo elaborazioni su un ampio campione di PMI (122 mila), circa l’ 11% delle imprese censite a fine 2019 non hanno ricevuto fatture nel primo trimestre 2021, un dato ampiamente in crescita e superiore rispetto a quello registrato nei trimestri precedenti.

A inizio 2021 i tempi di pagamento toccano un minimo dal 2012. La maggiore rapidità nei pagamenti è favorita da scadenze più brevi, fenomeno tipico dei periodi di crisi e legato alla maggiore prudenza di chi concede credito commerciale. Con scadenze più rigide, si comprime la capacità delle imprese di onorari gli impegni con i fornitori o e si manifesta nei primi mesi del 2021 un netto calo del numero di imprese che saldano le fatture entro i termini concordati.

Secondo i dati di Payline, tra gennaio e marzo 2021 le scadenze si sono ridotte rispetto allo stesso periodo del 2020 di oltre un giorno e mezzo (da 58,1 a 56,6 giorni), diventando le più rigide osservate dall’inizio della serie esaminata. Complessivamente le tempistiche di liquidazione delle fatture si portano a 68,2 giorni ai minimi dal 2012, in calo di 1,4 giorni rispetto al primo trimestre 2020 (69,6).

Anche la puntualità delle imprese è progressivamente migliorata, ma non recuperando del tutto i divari accumulati. Nel primo trimestre 2021 la quota di imprese fortemente ritardatarie (6%) rimane più alta dei livelli pre-Covid dell’anno precedente (5,7%), aumentano le società che pagano con ritardi inferiori ai 60 giorni, dal 41,6% al 43,1% e calano le puntuali dal 52,7% al 50,9%.

Andamenti settoriali

Un’analisi sulle piccole e medie imprese mostra che i mancati pagamenti si concentrano in comparti in cui si stimano forti riduzioni del fatturato nel 2020. In questi settori i mancati pagamenti sono tornati a crescere negli ultimi mesi del 2020 e nei primi del 2021, tenendosi ampiamente sopra i livelli pre Covid anche nel primo trimestre 2021.

Per i settori con una perdita attesa nel 2020 di almeno un quinto dei ricavi, la quota di fatture inevase ha superato il 60% a maggio (dal 31% di dicembre 2019), per poi ridursi rapidamente con la ripresa dell’attività economica. Con le nuove chiusure di fine anno e di inizio 2021 i mancati pagamenti sono però tornati in questi settori quasi al 40%, superiori di 8 p.p. rispetto al periodo pre-Covid e quasi di 10 p.p. sopra il livello medio nazionale.

Nel complesso i settori più colpiti sono quelli per cui si osservano chiusure o che risentono dei provvedimenti di distanziamento. In questi comparti risulta molto elevata anche l’incidenza delle società non più censite in Payline, probabilmente uscite dal mercato.

I settori in cui i mancati pagamenti risultano più alti sono le agenzie di viaggio (78% in aumento del 29% con una quota di uscite dal circuito dei pagamenti del 41%) l’organizzazione di fiere (69,5%; +34,7%; 28,8%), info & entertainment (67%; +49,4%; 25,8%) e il dettaglio moda (61%; +18,4%; 15,6%)

Andamenti territoriale

I dati regionali evidenziano il perdurare di ampie eterogeneità territoriali: tra le prime dieci regioni per incidenza dei mancati pagamenti, a marzo 2021, ci sono otto regioni del Mezzogiorno e due del Centro.

Analisi di maggiore dettaglio sui mancati pagamenti delle PMI, mostrano che le province con maggiori uscite dal circuito dei pagamenti tra 2021 e 2019 hanno subito i più significativi aumenti delle quote di partite non saldate.

Le prime 10 per aumento dei mancati pagamenti sono collegate a settori molto colpiti dalla crisi Covid come la filiera turistica e dell’intrattenimento (es. La Spezia, Oristano, Foggia), e altre più connesse al comparto della moda come Macerata.

Le province in cui a inizio 2021 risulta più alta la quota di mancati pagamenti sono Lecce (49,7% in aumento del 4,3%; con una quota di imprese non più censite da Payline del 13,9%), Foggia (48,1%; +7,5%; 18%) e Nuoro (47%;+4,7%;15%).