Dai dati dell’ultimo Osservatorio Cerved sulle chiusure di impresa emerge che nei primi tre trimestri del 2021 le chiusure d’impresa risultano in rialzo su base annua, pur rimanendo ancora distanti dai livelli pre-Covid.

Ad incidere sulla crescita lenta delle chiusure sono gli interventi che il governo ha messo in campo per arginare le uscite dal mercato, in particolare la moratoria straordinaria sui prestiti, che non sarà più effettiva all’inizio del prossimo anno quando potrebbe verificarsi un incremento più netto delle procedure.

I fallimenti

Prosegue, anche nel terzo trimestre 2021, l’aumento dei fallimenti su base annua, con il numero di procedure aperte che risulta più alto rispetto ai primi 9 mesi del 2020, segnati dal primo lockdown e dalla lenta ripresa dell’attività dei tribunali. Da luglio a settembre 2021 le procedure aperte sono state 1.783, in crescita del 9,2% rispetto al terzo trimestre del 2020. Guardando al dato complessivo dei primi nove mesi del 2021 sono stati registrati 6.765 fallimenti, in aumento del 43,5% rispetto allo stesso periodo del 2020. Il numero di fallimenti rimane invece ancora al di sotto dei livelli pre-Covid, sia considerando il dato dei primi nove mesi (-15,7% vs 1q-3q 2019) che quello trimestrale (-22,9% vs 3q 2019).

I dati dei primi nove mesi del 2021 fanno registrare forti aumenti su base annua dei fallimenti nei servizi (+48,7%) e nelle costruzioni (+51,8%), mentre nell’industria le procedure crescono in maniera più contenuta(+16,8%). In tutti i macrosettori i dati osservati nei primi nove mesi dei 2021 risultano inferiori a quelli dello stesso periodo del 2019, con una distanza maggiore nell’industria (-26,0%) rispetto a costruzioni (-17,1%) e servizi (-12,4%). A livello più disaggregato, sono 10 i settori per i quali, nei primi nove mesi del 2021, si registra un aumento dei fallimenti rispetto allo stesso periodo pre-Covid. Gli incrementi più marcati si osservano nella logistica e nell’ingrosso auto, con aumenti del 35,6% (80 procedure nel 1q-3q 2021) e del 31,3% (42 procedure). Seguono, con aumenti tra il 5% e il 15%, i servizi sanitari (15,0%, 69), la manutenzione auto (11,8%, 57), la consulenza societaria (11,3%, 108) e la costruzione di infrastrutture (6,5%, 49). Incrementi più ridotti si registrano per i servizi di pulizia (4,5%, 92), i manufatti in plastica (3,3%, 31), le società di ingegneria (2,5%,41) e l’ingrosso di alimentari (0,4%, 275).

A livello territoriale, nei primi nove mesi del 2021 si osserva un aumento dei fallimenti su base annua in tutte le regioni italiane, ad eccezione del Friuli Venezia Giulia, che fa registrare una riduzione del -9,5% rispetto al 1q-3q 2020. Le uniche regioni in cui il numero di default del 1q-3q 2021 è superiore al 1q-3q 2019 sono la Basilicata (+58,3%) e il Molise (+11,8%). Scendendo a un livello di dettaglio ancora maggiore, tra le province si registrano aumenti significativi rispetto ai livelli pre-Covid a Potenza (+110%), Teramo (+66,7%), Catania (+20,7%), Caserta (+10,3%) e Palermo (+5,2%). È interessante notare come l’aumento delle procedure nella provincia di Roma (+2,3% vs 1q-3q 2019), in contrasto con l’andamento regionale (-2,8%), sia trainato dalla crescita di procedure aperte nei tribunali periferici di Civitavecchia (61,5%), Tivoli (59,3%) e Velletri (7,8%).

Le procedure non fallimentari

Nei primi 9 mesi del 2021 risultano in aumento anche le procedure non fallimentari, con 917 procedure aperte, in crescita del 22,8% rispetto allo stesso periodo del 2020. Il numero di procedure non fallimentari registrato nel 1q-3q 2021 risulta però ancora inferiore ai livelli pre-pandemia (-15,0% rispetto alle 1.079 procedure del 1q-3q 2019).

A livello settoriale, nei primi 3 trimestri del 2021 si registra una crescita su base annua delle procedure non fallimentari in tutti i settori dell’economia. I rialzi più pronunciati si osservano nei servizi (23,9%; 597 procedure) e nelle costruzioni (21,7%; 129). Nell’industria il rialzo è solo dello 0,8% con 120 procedure.

Nei primi 9 mesi del 2021 le procedure non fallimentari risultano in aumento rispetto ai dati pre-Covid in alcuni settori particolarmente colpiti dalla pandemia, come gli alberghi (142,9%, 17 procedure), il dettaglio abbigliamento (50,0%, 12), l’abbigliamento (33,3%, 12) e la ristorazione (21,1%, 23). Incrementi significativi rispetto ai primi 9 mesi del 2019 si osservano anche nell’ingrosso alimentare (73,7%) e nei servizi educativi (22,2%).

Tra le procedure non fallimentari aperte tra gennaio e settembre 2021, i concordati preventivi si confermano i più numerosi (353), evidenziando un incremento su base annua del 20,9% (-12,2% vs 1q-3q 2019). L’aumento dei concordati preventivi nei primi nove mesi del 2021 è trainato dai servizi (184 procedure; 36,6%), mentre le costruzioni e l’industria registrano aumenti più contenuti del 5,0% (63) e del 3,6% (86). Nei servizi il numero di concordati preventivi aperti nel 1q-3q 2021 supera i livelli pre-Covid (3,4% vs 1q-3q 2019), mentre sono ancora inferiori i livelli di industria (-7,5%) e soprattutto costruzioni (-37,0%)

Da un punto di vista territoriale, la crescita dei concordati preventivi si concentra nel Nord-Ovest con un 58,3% (114), più contenuta la crescita nel Mezzogiorno (18,3%; 84) e nel Centro (11,6%; 77). Da evidenziare che il Nord-Est è l’unica area geografica che nel 1q-3q 2021 che registra valori più alti del pre-Covid (+6,8%), nonostante una riduzione su base annua dei concordati preventivi (-2,5%).

Le liquidazioni volontarie

Nel terzo trimestre 2021 sono state registrate 26.565 liquidazione volontarie, un dato in forte aumento (144,6%) rispetto al 3q 2020. La gran parte delle procedure aperte nel terzo trimestre, il 64,9%, è però connessa agli effetti dell’art. 40 del D.L. 16/7/2020 n.76 del cd. «Decreto Semplificazioni», che prevede lo scioglimento senza liquidazione finalizzato alla cancellazione in seguito all’omesso deposito dei bilanci di esercizio per cinque anni consecutivi o al mancato compimento di atti di gestione. Al netto di questa tipologia di procedura, nel terzo trimestre 2021 le liquidazioni volontarie sono pari a 10.463, (-3,7% rispetto al 3q 2020), mentre nel 1q-3q 2021 risultano invece in aumento dell’1,6% (33.921) rispetto allo stesso periodo 2020, ma su livelli ancora inferiori rispetto al periodo pre-Covid (-21,4% vs 1q-3q 2019).

L’aumento complessivo dell’1,6% nel 1q-3q 2021 delle liquidazioni volontarie è trainato dalle società senza bilancio (9,9%; 18.700). Le società di capitali (15.183) e le società di persone (12.101) risultano invece ancora in flessione rispettivamente dello -0,7% e del -4,0%. Questa dinamica stagnante è probabilmente da attribuire alla proroga fino al 31 dicembre 2021 della moratoria sui prestiti.

La frenata delle liquidazioni si riflette su tutte le società che depositano bilancio, con cali che si registrano in tutti i macrosettori: nei servizi, che con 11.442 liquidazioni volontarie rappresentano il 75,2% delle procedure, si osserva un calo su base annua del -7,9%; il calo maggiore si registra nell’ industria (-10,7%) , mentre le costruzioni mostrano una riduzione più contenuta (-0,5%). In tutti i macrosettori le liquidazioni rimangono su livelli ampiamente inferiori al 1q-3q 2019.

A livello territoriale, nei primi 3 trimestri 2021 le liquidazioni risultano in aumento su base annua soltanto in cinque regioni: Molise (23,6%), Valle d’Aosta (13,7%), Umbria (13,1%), Sardegna (8,3%) e Liguria (5,4%). Il Molise è l’unica regione a far osservare liquidazioni in aumento rispetto ai livelli pre-Covid (0,7%). A livello provinciale, invece, Isernia (87,8%), Massa Carrara (7,0%) e Macerata (6,5%) fanno registrare gli incrementi maggiori rispetto ai livelli pre-Covid.