Il Rapporto annuale “To Lease 2020” di Assilea fotografa le principali tendenze in atto nell’ambito del leasing e del noleggio analizzando le più recenti informazioni sul lease auto e sul leasing strumentale, operativo, immobiliare e nautico. In questa edizione del rapporto, grazie ad una collaborazione tra Cerved e Assilea, sono state elaborate delle analisi settoriali sulla clientela leasing italiana e delle previsioni sul rischio prospettico e sulle performance post-Covid-19 delle imprese italiane che fanno ricorso al leasing.

Nel corso dell’ultimo anno sono stati chiusi 164 mila contratti di leasing per un valore complessivo di oltre 8 miliardi di euro. Il numero di contratti di leasing risulta in crescita rispetto al 2018 (+6,9%), mentre si registra un leggero calo degli importi di locazione (-0,4%) con una conseguente riduzione dell’importo medio (49 mila euro contro i 52 mila del 2018). Le imprese che hanno fatto ricorso al leasing nel 2019 superano quota 89 mila e risultano in netto aumento su base annua (+ 8%) con un valore di stipulato di 8 miliardi di euro. Tra queste prevalgono le società di capitale, che comprendono circa tre quarti della clientela in termini di numero e l’84,9% in termini di importo. Lo stipulato leasing risulta in forte aumento nel settore agricolo (+24,8%), nel comparto energetico (+15,1%) e nelle costruzioni (+13,4%), mentre si registrano diminuzioni nei servizi (-1,2%) e soprattutto nell’industria (-7,8%).

Guardando ai comparti ad un livello di maggiore dettaglio, i dati sulla distribuzione settoriale della clientela leasing in Italia evidenziano come il mercato risulti piuttosto concentrato nei 20 settori più diffusi che, presi complessivamente, costituiscono il 57,1% dei contratti e il 56,5% degli 8 miliardi di locazioni stipulate nel 2019. L’edilizia risulta il settore che nell’ultimo anno ha stipulato il maggior numero di contratti di leasing, superando quota da 7.500 (il 50,4% del complesso delle costruzioni), seguita da autotrasporto con 5.865 contratti, servizi non finanziari (servizi alle imprese e alla persona) con 4.181 contratti e lavorazioni meccaniche e metallurgiche (2.978 contratti). Focalizzandosi sugli importi di locazione, al primo posto figurano le società di gestione e intermediazione immobiliare con oltre un miliardo di euro di importo, concentrato soprattutto nelle due tipologie di cespite di immobili industriali e commerciali. A seguire vi sono lavorazioni meccaniche e metallurgiche, edilizia e autotrasporto, con importi stipulati che vanno dai 400 ai 500 milioni di euro, e ingrosso per l’industria e l’agricoltura, con oltre 200 milioni di euro.

I dati di previsione sul prossimo biennio mostrano che le imprese della clientela leasing, così come il totale dell’economia italiana, subiranno una forte contrazione dei ricavi. In uno scenario hard di lento ritorno alla normalità dopo l’emergenza sanitaria, l’impatto negativo sui ricavi della clientela leasing è leggermente inferiore a quello complessivo anche se comunque molto consistente (-16,3% vs -17,8%). Nel complesso le imprese della clientela leasing potrebbero perdere rispetto alla situazione ante-covid dai 70 (scenario soft) ai 147 miliardi di euro (scenario hard), con effetti eterogenei tra i diversi settori.

Se si considerano i primi 15 settori per importo di locazione della clientela leasing 2019, che messi insieme costituiscono quasi la metà degli 8 miliardi di stipulato nel 2019 (48,9%), è possibile riscontrare andamenti piuttosto eterogenei. Nel complesso, la gran parte dei settori della clientela leasing subirà pesanti contraccolpi dalla crisi, con impatti particolarmente negativi per i ricavi nell’autotrasporto (-32,1% nello scenario hard), nella ristorazione (-27,5% nello scenario hard) e nell’edilizia (-22,9% nello scenario hard). Altri settori, in virtù di una maggiore resilienza a shock di questo tipo o di effetti di compensazione innescati dalla crisi, faranno registrare il segno positivo nel trend dei ricavi. Tra questi ultimi vi sono la distribuzione alimentare moderna (+22,9% nello scenario hard), il settore con maggiori benefici nel prossimo biennio e, in misura minore, la gestione rifiuti (+0,7% nello scenario hard).

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Il settore che in base alle previsioni subirà una maggiore contrazione del fatturato nel biennio 2020-21 è quello dell’ingrosso alimentari freschi e di largo consumo (170 milioni di stipulato leasing nel 2019) che potrebbe arrivare a perdere fino a 7,7 miliardi di euro nel biennio 2020-21 rispetto a uno scenario senza epidemia. Perdite importanti del giro d’affari si registreranno anche nell’autotrasporto (437 milioni di stipulato leasing nel 2019) e nell’ingrosso per industria e agricoltura (237 milioni di stipulato leasing nel 2019). Complessivamente nel prossimo biennio la perdita di fatturato per il totale delle imprese della clientela leasing potrebbe raggiungere i 147 miliardi di euro in uno scenario hard.

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Il peggioramento del quadro macroeconomico e la caduta dei ricavi delle imprese causati dal Covid-19 produrranno effetti molto consistenti anche sul rischio di default delle aziende italiane. Grazie all’impianto del Cerved Group Score (CGS), Cerved ha stimato gli impatti del virus sulla rischiosità delle imprese della clientela leasing. In una situazione precedente allo shock del Covid-19 (fine 2019), la percentuale di aziende posizionata nell’area di rischio tra le imprese della clientela leasing risultava ampiamente inferiore rispetto a quello italiano (7,7% vs 14,6%). Il Covid-19 ha procurato un netto peggioramento della rischiosità delle imprese della clientela, che si mantengono comunque più solide rispetto al resto delle imprese italiane in tutte le classi dimensionali. In uno scenario hard le imprese rischiose della clientela raddoppierebbero la percentuale raggiungendo il 31,3% (contro il 32,3% del totale).

Il Covid-19 produrrà effetti molto rilevanti sul sistema produttivo italiano, con impatti negativi su performance e rischio di default delle aziende. Questo fenomeno avrà delle inevitabili ripercussioni anche sulla clientela leasing e sul mercato del leasing nel suo complesso. Grazie ai dati di bilancio è stato possibile simulare l’evoluzione mensile della liquidità per le società di capitale italiane tenendo conto dell’impatto del COVID-19 e, su queste basi, calcolare mese per mese quante imprese nel corso del 2020 potrebbero entrare in crisi, quanti lavoratori potrebbero essere coinvolti e le iniezioni di liquidità minime necessarie per evitare le crisi, ovvero le risorse necessarie a coprire le perdite ogni volta che l’impresa non dispone di liquidità. In base all’evoluzione mensile del cashflow, sono 16.872 le imprese della clientela che potrebbero non disporre della liquidità necessaria per proseguire l’attività nei prossimi mesi (il 19,9%), con un impatto molto importante anche da un punto di vista occupazionale (830 mila i lavoratori impiegati nelle imprese della clientela a rischio). Per evitare situazioni di potenziale crisi di queste imprese sarebbero necessari circa 8 miliardi di euro tra marzo e agosto, con un supporto che toccherebbe un picco mensile nel mese di giugno (1,4 miliardi). Nello scenario hard le risorse da impiegare per evitare il default di tutte le imprese ammonterebbero a 14 miliardi, con 6 miliardi di euro aggiuntivi da iniettare per far fronte al perdurare dell’emergenza.

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