Il Rapporto annuale “To Lease 2021” di Assilea fotografa le principali tendenze in atto nell’ambito del leasing e del noleggio analizzando le più recenti informazioni sul lease auto e sul leasing strumentale, operativo, immobiliare e nautico. Grazie ad una collaborazione tra Cerved e Assilea, è stato possibile ricavare maggiori informazioni sulle caratteristiche delle imprese italiane che fanno ricorso al leasing e previsioni sulle performance post-Covid-19 dei lessee.

Le caratteristiche dei lessee

Nel corso del 2020 sono stati chiusi 118 mila contratti di leasing per un valore complessivo di oltre 11 miliardi di euro (rispetto ai 164 mila contratti per 14 miliardi di euro dell’anno precedente). La contrazione sul numero dei contratti è stata accompagnata da un incremento dell’importo medio contrattuale, che è passato da 91 a 94 mila euro.

Le imprese che nel corso del 2020 hanno fatto ricorso al leasing sono state 67,7 mila con una riduzione che è in linea con quella del nuovo stipulato.  Tra i lessee, le classi dimensionali più diffuse sono le microimprese (società con fatturato inferiore a 2 milioni di euro) e le piccole imprese (con fatturato compreso tra i 2 e i 10 milioni di euro) che insieme rappresentano l’85,5% sul totale. Le imprese di media dimensione (con fatturato tra i 10 e i 50 milioni di euro) e le grandi (fatturato superiore a 50 milioni di euro) costituiscono il restante 14,5%. Le imprese grandi hanno fatto registrare una flessione nei numeri lievemente più contenuta rispetto a quella osservata nelle altre fasce dimensionali.

Tra i macrocomparti, a prevalere è il settore dei servizi, con oltre 36 mila imprese che hanno stipulato un contratto nel 2020 e un importo complessivo di locazione superiore ai 5,4 miliardi di euro (49,3%).  A seguire vi sono le imprese dell’industria, oltre 13 mila imprese per un importo di 2,8 miliardi (25,8%), le costruzioni con altre 13 mila imprese e 1,7 miliardi di stipulato (16,0%) e agricoltura ed energia e utility, con quote più contenute. In termini di importo medio, a prevalere sono industria (217 mila euro) e servizi (152 mila euro), con importi più bassi per gli altri settori.  A causa del Covid, tutti i settori hanno subito una riduzione in termini di numero e importo di locazione, ad eccezione dell’agricoltura e dell’informazione e intrattenimento. In particolare, il comparto agricolo fa registrare un incremento a due cifre sia sul numero (+14,6%) che sul valore (+36,7%) rispetto all’anno precedente, proseguendo in un trend positivo già osservato nel 2019.

Export e Innovazione

Grazie al foreign market score e all’innovation score, due indici sviluppati da Spazio Dati, una società di Cerved specializzata nell’utilizzo di big data e strumenti di intelligenza artificiale, è possibile ricavare informazioni sulla propensione all’export e la capacità innovativa della clientela leasing.

Il foreign market score stima la propensione delle aziende ad operare sui mercati internazionali sulla base di dati ufficiali e informazioni tratte dal corporate web attraverso un modello di machine learning. Analizzando la distribuzione dello score sulla clientela leasing, emerge che il 36,4% dell’importo stipulato è ad opera di imprese con una forte propensione all’export, tale incidenza sale al 72,8% ed all’86,8% per le imprese di media e grande dimensione la cui incidenza nella clientela, come osservato nei paragrafi precedenti, è cresciuta nel corso del 2020.

L’innovation score è un indicatore che consente di stimare la capacità innovativa delle aziende italiane. Applicando dei sistemi di analisi semantica al corporate web italiano, Spazio dati ha classificato e mappato l’attività delle imprese italiane a partire dalla descrizione che le aziende offrono di loro stesse sui siti internet e sui social. Questa mappatura consente di integrare le informazioni ufficiali sulle start up innovative fornite dal registro delle imprese e di classificare le aziende in base alla loro capacità innovativa. Osservando la distribuzione dell’innovation score sulla clientela leasing, oltre il 43% dei contratti è stipulato da imprese caratterizzate da un’alta capacità innovativa (con uno score massimo o alto). Oltre la metà dello stipulato leasing 2020 ha finanziato società con un grado di innovazione medio-alto e comunque oltre un terzo si è concentrato nella fascia di clientela con un alto grado di innovazione.

Indici di bilancio a confronto

Mettendo a confronto la redditività netta e il cashflow sul fatturato delle imprese che ricorrono al leasing con il resto delle imprese italiane, emerge che i lessee sono mediamente caratterizzati da performance migliori sia per quel che riguarda la capacità di generare nuove risorse sia, in riferimento alle aziende di micro e piccola dimensione, in termini di flusso di cassa.

Il confronto tra il valore mediano del ROE delle imprese della clientela leasing e quello del resto delle imprese italiane fa emergere valori più alti per le prime (13,0% vs 9,8%). La dinamica si conferma in tutte le classi dimensionali, con un divario particolarmente elevato tra le microimprese (15,4% vs 9,4%), eccetto che nelle grandi, dove le imprese della clientela leasing evidenziano valori leggermente inferiori al resto delle imprese italiane.

Guardando alla capacità di generare cassa, misurata come rapporto tra cashflow e fatturato, le imprese che ricorrono al leasing presentano indici lievemente più alti rispetto al resto delle imprese italiane (6,3% vs 5,8%). A livello dimensionale nelle imprese di dimensioni più ridotte (micro e piccole) il ricorso al leasing è associato a una maggiore liquidità, mentre al crescere della dimensione la liquidità delle imprese che utilizzano il leasing si avvicina alla media del resto delle imprese.

Le previsioni

I dati di previsione sul prossimo biennio mostrano il forte impatto della pandemia sulle imprese della clientela leasing, così come sul totale dell’economia italiana. L’andamento dei ricavi della clientela leasing è stimato in calo dell’11,1% nel 2020 rispetto all’anno precedente. In entrambi gli scenari si prevede una ripresa nel 2021 in una forbice cha va dal 4,1% dello scenario worst al 6,1% dello scenario base. Per il 2022 ci si attende un’ulteriore crescita del fatturato della clientela dell’ordine del 3,1%-3,9%. Nel 2022, sia per la clientela leasing che per il totale delle imprese, il fatturato non avrà ancora raggiunto i livelli del 2019. Le previsioni sul mercato di riferimento del leasing sono tuttavia leggermente migliori, in quanto prevedono in ambedue gli scenari uno scostamento del fatturato 2022 da quello pre-Covid lievemente inferiore rispetto alla media dell’economia.

L’evoluzione del rischio

Il peggioramento del quadro macroeconomico e la caduta dei ricavi delle imprese causati dal Covid-19 potrebbero avere effetti sul rischio di default delle imprese, soprattutto allo scadere della proroga della moratoria, che riguarda una porzione importante dei crediti del portafoglio leasing. 

Grazie all’impianto del Cerved Group Score (CGS), Cerved ha stimato gli impatti del virus sulla rischiosità nei due scenari definiti precedentemente. Le valutazioni sul rischio post-Covid-19 sono state realizzate su un’amplia platea di società di capitali (800 mila) e, tra queste, sulle imprese della clientela leasing, e tengono conto delle previsioni sui ricavi, sulla struttura patrimoniale e finanziaria delle imprese, e di alcuni indicatori andamentali legati ai pagamenti.

In una situazione pre-Covid, in base al Cerved Group Score tra le imprese della clientela leasing la percentuale di aziende posizionata nell’area di rischio era del 6,9%, un valore inferiore rispetto alla media italiana (11,6%), con il 37,3,9% di imprese in area di vulnerabilità e il 55,8% delle imprese della clientela solide o solvibili, in linea con la media nazionale. Il Covid-19 ha procurato un peggioramento della rischiosità della clientela che si mantiene comunque ai livelli della media delle imprese italiane, sia nello scenario base (13,1% rispetto al 21,1% della media nazionale), sia nello scenario worst (15,4% rispetto al 24,5% della media nazionale).

Ancora più elevato è il distacco, in termini di incidenza delle poste in area di rischio del portafoglio leasing rispetto alla media, se si guarda alla sua composizione in termini di distribuzione dell’importo dei debiti. In questo caso la percentuale di debiti a rischio per la media nazionale è tripla rispetto a quella della clientela leasing. Si osserva tuttavia, in questa analisi, una maggiore ampiezza per la clientela leasing rispetto alla media nazionale della percentuale di crediti che si collocano nell’area di “vulnerabilità”, che preoccupa alla luce dell’ampio ricorso alle moratorie, molte delle quali sono peraltro ancora in corso.

A livello dimensionale, sarebbero le imprese di dimensione più ridotta a sperimentare peggioramenti più marcati del profilo di rischio. In tutte e tre le classi dimensionali delle PMI nello scenario worst la percentuale delle imprese a rischio raggiungerebbe un livello più che raddoppiato rispetto alla situazione pre-Covid, con una percentuale massima del 19,6% nel comparto delle imprese micro. Con riferimento alle imprese di grandi dimensioni, invece, la percentuale pre-Covid più contenuta del 3,5% delle imprese a rischio passerebbe ad un 6,4% nello scenario worst.