Il principio contabile IFRS 9 promulgato dall’International Reporting Standards Board e omologato dal Regolamento Ue 2016/2067 del 22 novembre 2016, ha sostituito dal 1° gennaio 2018 lo standard IAS 39. L’impatto del cambiamento è significativo soprattutto per l’introduzione del nuovo modello di impairment sui crediti che esige dagli intermediari finanziari vigilati una migliore capacità di valutazione del rischio, sia di breve che di medio-lungo periodo.

Ne abbiamo parlato con Francesco Grande, Responsabile Advisory Financial Institutions di Cerved.

IFRS 9 introduce una diversa gestione delle rettifiche sul rischio di credito: banche e intermediari devono affinare le metodologie di risk management?

Sì, con IFRS 9 sono necessarie nuove metriche di misurazione del rischio più predittive e prospettiche. Con l’IFRS 9, infatti, gli intermediari finanziari sono obbligati a fare rettifiche in bilancio non più in base alle incurred loss, come nel precedente IAS 39, ma alle expected loss. A tal fine occorrono modelli rigorosi di stima della perdita attesa sia ad 1 anno che di tipo “lifetime” (per i crediti ancora in bonis ma underperforming e per quelli deteriorati).

Quali gli impatti sulle rettifiche in bilancio e sul patrimonio?

L’IFRS 9 sicuramente è in grado di garantire più solidità al sistema finanziario, grazie alla capacità di recepire con maggiore tempestività le perdite attesa. A fronte di ciò, gli intermediari finanziari sono chiamati ad un’ulteriore stretta sulle politiche di copertura dei rischi, con conseguenti pressioni sui coefficienti patrimoniali. Per i Confidi non è semplice fornire una valutazione generalizzata dell’impatto, tante sono le differenze tra un Confidi e l’altro in termini di operatività e di attuali livelli di coverage. Mediamente si alzeranno i livelli di copertura del credito in bonis ed in misura minore anche del credito deteriorato. Tuttavia il regolatore ha tenuto conto della pressione delle maggiori svalutazioni e ha permesso di “spalmare” su un massimo di 5 anni l’aumento di rettifiche previsto nel passaggio da vecchio a nuovo principio contabile in sede di First Time Adoption (FTA).

Il nuovo modello di impairment avrà effetti anche sulle politiche creditizie e commerciali degli intermediari finanziari ?

Sicuramente, e si tratta dell’aspetto più importante ma fino ad oggi ancora molto trascurato. Nel caso dei Confidi, per esempio, occorre un cambio radicale di paradigma che includa l’introduzione di una pianificazione più accurata delle politiche creditizie, l’affinamento dei processi d’istruttoria che passa anche attraverso lo sviluppo di modelli di scoring o di rating, e infine, ma non meno importante, il rafforzamento degli strumenti di monitoraggio e l’adeguamento dei modelli di pricing per recepire le nuove metriche di rischio.

Può fornire qualche esempio?

Nel caso della pianificazione delle politiche creditizie e commerciali è necessario definire ex ante gli obiettivi di rischio-rendimento ed aver chiaro il mix di “portafoglio ottimale” cui puntare: per far questo servono anche strumenti e dati previsionali sulla rischiosità e potenzialità dei diversi cluster geo-settoriali, così da individuare quelli più attrattivi ed in linea con il proprio “risk appetite” sia nell’attività tradizionale di erogazione di garanzie sia per aprirsi a nuovi business e fonti di ricavo, come l’erogazione di credito diretto.

Anche l’attività di concessione richiede un rafforzamento degli strumenti e delle tecniche di valutazione: dotarsi di modelli robusti che incorporino sia elementi quantitativi predittivi sia aspetti di valutazione più qualitativi è condizione imprescindibile per prendere le decisioni più corrette al giusto prezzo. Così come è necessario rafforzare i processi di monitoraggio e cogliere con maggiore tempestività i segnali di deterioramento, perché è proprio la normativa IFRS 9 ora ad imporre un costo del credito molto più elevato non solo sulle esposizioni non performing ma anche su quelle in via di deterioramento (stage 2).

E infine i processi di recupero: anche qui i Confidi hanno sino ad oggi delegato quasi totalmente questa attività alle banche. E questo si riflette anche in dati medi di perdita attesa mediamente alti, soprattutto per effetto di elevati livelli di Loss Given Default. Introdurre processi di gestione, anche solo “selettiva”, delle posizioni da recuperare potrebbe portare benefici non di poco conto.

Occorre dunque metter mano significativamente alla “cassetta degli attrezzi” necessari per operare con maggior profitto su linee di business tradizionali e più innovative

La risposta alle diverse sfide è unica: servono strumenti di analisi accurata del rischio lungo tutto il ciclo di vita del credito per assumere con maggiore consapevolezza le decisioni strategiche e quelle più operative. Cerved ha un’esperienza pluridecennale su consulenza e progetti di rating, analisi e gestione del rischio, studi settoriali e valutazioni previsionali con cui affianca i clienti del settore bancario e finanziario non solo nell’adeguamento a nuove norme e standard, ma anche nella mitigazione degli impatti e nella generazione di vantaggi competitivi per migliorare la redditività del proprio business.

Fonte: Confires

ifrs 9