Protesti in aumento e tempi pagamenti fermi

Tra luglio e settembre si registra una battuta d’arresto nella lunga fase di miglioramento delle abitudini di pagamento delle imprese italiane, in atto ormai da cinque anni. Torna infatti ad aumentare il numero di società con almeno un assegno o una cambiale protestata. Parallelamente, si ferma la riduzione dei tempi di liquidazione delle fatture e dei ritardi nelle transazioni commerciali tra le imprese.

Secondo i dati tratti dagli archivi di Cerved, nel terzo trimestre del 2018 sono state protestate 7.656 imprese non individuali, il 7,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2017, quando era stato toccato un minimo in tutta le serie storica considerata.

L’aumento dei protesti ha riguardato le costruzioni (+12,9%) e i servizi (+9%). L’industria nel suo complesso fa invece registrare un ulteriore calo (-1,5%), ma i miglioramenti non hanno riguardato l’automotive (+28%), la meccanica (+8,1%) e la chimica (+14%).

Dal punto di vista territoriale, il peggioramento ha toccato tutta la Penisola, con la sola eccezione del Nord-Est, area in cui il fenomeno è meno diffuso. Il Mezzogiorno, area dove il fenomeno è più diffuso, mostra una crescita delle imprese protestate nel terzo trimestre 2018 del 5,3%,

Le informazioni tratte da Payline, il database di Cerved che comprende informazioni sulle abitudini di pagamento di oltre 3 milioni di imprese italiane, indicano che, dopo sei anni, nel terzo trimestre del 2018 si è arrestato il miglioramento delle abitudini di pagamento delle imprese. In media, le aziende italiane hanno pagato i fornitori in 71,7 giorni, con ritardi di 13,1 giorni rispetto alle scadenze, confermando il dato dello scorso anno.

I ritardi sono cresciuti tra le PMI, da 10,9 a 11 giorni, tra le società che operano nei servizi (da 14,7 a 15 giorni) e nel Mezzogiorno (da 19,7 a 20,2 giorni). Questo è accompagnato da aumenti del numero di società in grave ritardo, casi che possono sfociare in mancati pagamenti o veri e propri default, con allargamento dei differenziali tra il Mezzogiorno (9,2% delle imprese), rispetto al Centro-Nord (4,7%).