Dopo il lockdown che ha attivato un veloce cambio di paradigmi e condizioni delle nostre sfere personali e professionali, l’economia dell’Italia si appresta a ripartire, e lo fa in una situazione complessa, che ipotizza molteplici situazioni.

In questo momento di ripresa graduale delle attività, tra gli aspetti economici che sono sotto la lente di ingrandimento, c’è anche la gestione e l’accesso al credito, soprattutto per le PMI italiane.

Cerved ha avuto modo di discutere con diversi credit manager operanti in molteplici settori, circa le diverse prospettive finanziarie, lavorative e culturali che ci attendono. E per mettere a fattore comune le esperienze di chi si trova a dover modificare le policy di recupero del credito e i rapporti con i debitori, cogliendo il termometro economico complessivo nel modo più esaustivo possibile, pubblichiamo una serie di interviste per comprendere gli impatti del Covid-19 sul mondo del credito secondo i credit manager.

Poiché la funzione del credit manager è oggi più che mai cruciale per la competitività dell’azienda, Cerved ha pensato di creare una vera e propria rubrica che da’ voce a chi ha il compito di generare finanza e migliorare l’affidabilità aziendale, spingendo in sicurezza le vendite, evitando di lunghi tempi di pagamento, procedure di recupero crediti e vere e proprie insolvenze.

Abbiamo intervistato il dr. Paolo Ferrari, Credit Manager di Mitsubishi Electric Europe B.V. Italian Branch, che da molti anni gestisce il credito della società giapponese.

Il gruppo giapponese Mitsubishi Electric, con un fatturato netto consolidato di 35,8 miliardi di euro e 147.000 dipendenti, è leader mondiale nella produzione e nella vendita di apparecchiature elettriche ed elettroniche utilizzate nei sistemi energetici ed elettrici, nell’automazione industriale, nei sistemi di informazione e comunicazione, nei dispositivi elettronici e negli elettrodomestici.

Presente in Italia dal 1985 come branch della Mitsubishi Electric Europe b.v., ha sede ad Agrate Brianza e uffici a Torino, Padova, Rosà e Roma.

Come ha impattato il Covid-19 sulla sua azienda e sul suo settore?

Le difficoltà nel nostro settore sono state abbastanza comuni ad altre realtà, abbiamo avuto naturalmente un impatto economico con perdita di fatturato tra metà marzo e maggio. Lavorando sia in Italia che all’estero, la parte di export ha mostrato segnali di difficoltà ritardati, perché il nostro paese ha adottato misure anti covid-19 prima di molti altri Stati. Di fatto per l’export gli impatti sono stati più a macchia di leopardo.

Come Mitsubishi Electric seguiamo fondamentalmente l’Italia, il bacino del mediterraneo e il nord Africa. In questi paesi abbiamo uno o due distributori e le difficoltà sono state trattate “vis a vis”.

In Italia abbiamo avuto un forte rallentamento di fatturato per due mesi e dal punto di vista del credito il periodo è stato molto intenso, con numerose richieste di revisione dei pagamenti.

Ha dovuto modificare modelli e strumenti per la gestione dei clienti, nonché le strategie per raggiungere i risultati attesi?

Quando eravamo nell’occhio del ciclone abbiamo scelto, pur avendo una struttura di gestione del credito importante, di stabilire un dialogo con ogni cliente. Si è discusso chiaramente delle scadenze a breve e abbiamo contrattato in tutti e tre principali mercati in cui Mitsubishi lavora. Il nostro fatturato arriva per circa l’85% dalla climatizzazione e il restante dall’automazione industriale e dall’automotive. Gli impatti sono stati un po’ diversi per mercato; le richieste di revisione delle scadenze dei pagamenti nel settore del clima sono comunque arrivate sia dal piccolo installatore che da primari distributori in Italia.

Ha previsto piani di pagamento e rientro diversi rispetto al periodo pre- Covid-19?

Come policy abbiamo cercato un dialogo con chiunque avanzasse richieste e abbiamo concordato modifiche per le scadenze del breve periodo, non potendo fare previsioni di medio-lungo periodo, visto il clima di incertezza.

In sintesi abbiamo sentito ogni cliente a più riprese e abbiamo concordato dilazioni di uno o due mesi, monitorando l’evoluzione della situazione economica generale e della pandemia.

Con il dialogo abbiamo quindi cercato soluzioni che fossero accettabili e plausibili per l’azienda e per il cliente in tutti e tre i mercati in cui operiamo.

Come prevede di impostare il “new normal”? Saranno necessarie azioni più tailor- made?

 La nostra policy ha adottato azioni tailor-made, sostenuta dalle forti indicazioni della casa madre giapponese.

E’ anche utile osservare che come c’è stato un forte smarrimento nel periodo del lockdown, la situazione di difficoltà è rientrata in tempi molto molto veloci. I dati di credito di fine luglio, agosto e settembre, si sono dimostrati addirittura migliori di quelli dell’anno precedente.

Al momento le difficoltà dal punto di vista del credito sembrano rientrate. Naturalmente abbiamo fatto revisioni di budget, ma le vendite dei mesi successivi sono andate meglio della revisione del budget stesso.

La situazione, confortata dai numeri da giugno ad oggi, è positiva sia dal punto di vista delle vendite che del credito. C’è stato un riscontro immediato di ripresa a partire da metà maggio in poi.

Ovviamente il mercato ha avanzato qualche richiesta proprio perché c’è incertezza di come le forniture possano essere supportate dalla domanda. Quindi, sia a livello di credito che commerciale abbiamo impostato delle policy che vanno incontro ai clienti, con l’applicazione di promozioni e modifiche dei termini di pagamento per favorire la ripresa.

Per la valutazione dei nuovi clienti sarà necessario rivedere i processi di gestione del credito e del rischio di insolvenza?

Internamente non abbiamo rivisto i processi di credito, non abbiamo modificato i processi autorizzativi, non abbiamo applicato delle restrizioni. Come molte altre multinazionali, lavoriamo con le assicurazioni di credito che con la pandemia hanno ridotto le loro esposizioni nei confronti della clientela: abbiamo assistito, per un paio di mesi, a riduzioni e /o cancellazioni di fido.

Quindi ci siamo trovati a dover gestire un impatto sul credito piuttosto importante. Ad oggi le assicurazioni sono rientrate in una gestione normale degli affidi. Il nodo ancora da sciogliere è quello di andare a recuperare gli affidamenti ridotti o cancellati.

Per i nuovi clienti, utilizziamo informazioni di diversi provider e soprattutto abbiamo tutti i clienti sotto monitoraggio. A maggior ragione oggi i provider si stanno attrezzando per fornire servizi legati alla nuova realtà, anche perché i bilanci futuri avranno un peso diverso e dovranno essere letti con attenzione.

Sarà comunque importante avere dei bilanci infra annuali, anche se provvisori da parte dei clienti, che ci aiutino nella valutazione dell’affidabilità. Le informazioni saranno sempre più importanti per poter deliberare come nel periodo pre-covid  ,per poter cogliere immediatamente segnali d’allarme e per capire come muoversi e come impostare nuove strategie di credito.

Come valuta gli interventi legislativi come il blocco dei fallimenti?

 Il legislatore sembra favorire la parte debitoria, ancorché riconosciuti i diritti di credito, che vengono comunque sottoposti a un processo complicato. Chiaramente siamo in una situazione straordinaria, quindi vediamo come interverrà lo Stato.

Qual è stata la sua esperienza in termini di smart working? Ha impattato sulla gestione del credito?

L’azienda stava già sperimentando lo smart working ed era già in corso  un progetto pilota che è stato ben testato, quindi l’adozione del lavoro a distanza per tutte le aree aziendali non ci ha colto impreparati.

In ogni caso lo smart working ha funzionato bene in tutti i reparti ed è stato ben gestito sia a livello di sistema che da parte del dipendente.

La capogruppo è giapponese, quindi parliamo di una cultura riflessiva, molto rispettosa e diretta al benessere della società e del dipendente, molto prudente e attenta alle necessità delle persone. Il dipendente si è sentito molto responsabilizzato e questa policy ha favorito il senso di appartenenza all’azienda.

Leggi l’intervista al dr. Vittorio Nota CFO di Daikin Air Conditioning Italy SpA