Il rallentamento dell’economia italiana, che da circa un anno stenta a crescere, sta producendo un peggioramento delle abitudini di pagamento delle imprese. Nei primi tre mesi del 2019 aumentano infatti i ritardi accumulati verso i fornitori, una tendenza che segue quella già negativa osservata nell’ultimo trimestre del 2018. Continua invece a ritmi intensi il calo dei protesti delle imprese.

È questa, in sintesi, la fotografia dell’Osservatorio sui protesti e pagamenti, con dati aggiornati al primo trimestre del 2019.

 

I dati tratti da Payline, il database di  Cerved che comprende le esperienze di pagamento su 3 milioni di imprese, indicano che nel primo trimestre del 2019 le società italiane hanno saldato le fatture in media in 70,6 giorni. Le attese sono in linea con quelle dei due anni precedenti, grazie a scadenze in fattura più stringenti (da 58,4 a 58,2 giorni) che compensano i maggiori ritardi, che in un anno sono passati da 12,2 a 12,5 giorni.

L’aumento dei ritardi coincide con comportamenti più polarizzati delle imprese: aumenta la quota di quelle puntuali, che passa dal 49,8% al 51,9%, ma anche quella di società in grave ritardo (dal 5,6% al 6% la quota di quelle che sforano le scadenze di almeno due mesi), casi che possono sfociare in mancati pagamenti o veri e propri default.

A soffrire sono soprattutto le società più piccole. I ritardi e la presenza di aziende in grave ritardo crescono infatti tra le microimprese e tra le PMI, mentre si riducono tra le società maggiori. Dal punto di vista settoriale, le situazioni di difficoltà risultano in aumento nell’industria e nel terziario, mentre i ritardi si riducono nelle costruzioni. Tra i settori, risultano in maggiore difficoltà l’agricoltura, il largo consumo, la filiera automotive e servizi non finanziari.

La presenza di società in forte ritardo aumenta in tutta la Penisola, ma con un ampliamento dei divari tra il Nord, in cui gli aumenti sono marginali, e il Mezzogiorno che invece fa registrare incrementi più significativi, con situazioni di maggiore difficoltà in Sicilia e Calabria, in cui l’11% delle società monitorate paga i fornitori con ritardi superiori a due mesi.

I dati tratti dall’archivio sui protesti indicano un ulteriore calo del numero di società con cambiali o assegni protestati.  Nel primo trimestre del 2019 sono state protestate 7.482 imprese non individuali, il 10% in meno rispetto alle 8.362 del primo trimestre 2018, con cali generalizzati a tutti i settori produttivi e a tutte le aree geografiche.