La diffusione del COVID-19 e il successivo lockdown rappresentano per le imprese italiane uno shock senza precedenti per la loro liquidità, con conseguenze molto diversificate a livello settoriale, come evidenziato dalle previsioni del Cerved Industry Forecast. I dati di dicembre 2019 dell’Osservatorio sulle abitudini di pagamento indicano che le imprese affronteranno questa fase partendo da una situazione piuttosto positiva, ma con ampie differenze territoriali e con una situazione in peggioramento per le PMI.

I dati tratti da Payline, il database di Cerved che comprende le esperienze di pagamento relative a oltre 3 milioni di imprese, indicano che nel 2019 le aziende hanno saldato le fatture in media in 70,5 giorni, in calo rispetto ai 71,2 del 2018. Ha contribuito sia una riduzione dei giorni di ritardo medi (da 13,5 a 12,9) sia una diminuzione delle scadenze in fattura (da 57,7 a 57,6). I tempi più brevi sono accompagnati da un calo della presenza di imprese che pagano in grave ritardo (da 6,7% a 6,3%). Per le PMI si riscontrano dati in contro tendenza: aumentano ritardi (da 10 a 10,4) e presenza di imprese con scaduti oltre 60 giorni (da 4,7% a 4,9%).

Nonostante il miglioramento, rimane critica la situazione nel Mezzogiorno con la quota di aziende in forte difficoltà che per Sicilia (12%) e Calabria (11,5%) si attesta a livelli quasi doppi rispetto alla media nazionale.

In generale il miglioramento delle abitudini di pagamento osservato nel 2019 ha riguardato tutta l’economia, con una tendenza particolarmente positiva per le costruzioni. Tra i settori che secondo le nostre previsioni saranno più colpiti dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria, una quota maggiore di società in grave ritardo si osserva nella filiera automotive (-11,7% di ricavi, con una percentuale di imprese in grave ritardo già superiore al 10%) e nei servizi non finanziari (-10,1%; 7,4%).

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Un’indagine di maggiore dettaglio relativa ai dieci segmenti in cui le attese di caduta dei ricavi sono più acuti, indica situazioni di forte criticità tra le agenzie di viaggio (-35,5% di ricavi, con una percentuale di imprese in grave ritardo già superiore al 10%), le società che gestiscono aeroporti (-22,5%; 9,8%) e gli autonoleggi (-21,7%; 7,7%).

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Nel 2019 è proseguito il calo dei protesti levato alle imprese, che prosegue dal 2013 e riguarda tutte le dimensione, i settori e in quasi tutto il territorio, una tendenza favorita dall’utilizzo sempre meno diffuso di assegni e cambiali finanziarie. Secondo gli archivi di Cerved, nel 2019 sono state protestate 15.295 società, un dato in calo del 9,5% rispetto alle 16.901 dell’anno procedente.